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Blue chip, l’industria surclassa le banche

Blue chip, l’industria surclassa le banche

È stato l’anno di FiatChrysler e di STmicroelectronics. Fra i finanziari brillano pochi titoli: l’eccezione FinecoBank

In Borsa vince l’industria. Ci hanno insegnato che i mercati finanziari scontano tutto, eppure alla chiusura della sconfitta disastrosa del sistema del credito italiano ancora la ripresa della finanza non si vede. Al primo e secondo posto dei migliori del Ftse Mib dal 30 dicembre 2016 svettano FiatChrysler, più 72,5% in un anno, e Stmicroelectronics, più 69%. È vero che al terzo posto compare una banca, che è l’eccezione che conferma la regola, in una top ten in cui a farla da padrone sono titoli industrial puri. Si tratta di Ubi Banca, quella mediaticamente meno esposta nell’ultimo anno (nel bene e nel male), non ha fatto parlare di sé né per la chiusura di aumenti di capitale monstre (come il caso di UniCredit) né per la chiusura di operazioni straordinarie di rilievo, vedi BancoBpm. E poi c’è FinecoBank, +63%, quinto posto, oggetto del desiderio di molti, ma ancora una volta un istituto che dalla sua nascita si differenzia sensibilmente rispetto al modello tipico dell’istituto di credito italiano.
Risultati positivi
La banca il cui azionista di maggioranza resta UniCredit (dopo il collocamento del 20% del capitale a fine 2016) continua a macinare risultati positivi, sui terminali di Borsa e sui conti. FinecoBank nei primi nove mesi dell'anno ha registrato ricavi per 430,9 milioni di euro (+6,3% anno su anno), l'utile netto rettificato è andato a 156,9 milioni (+7,8% anno su anno), che include il contributo negativo di 8,3 milioni netti depositati ai Sistemi di Garanzia dei Depositi (Dgd).
La società ha proseguito il potenziamento dell'offerta di lending con una forte attenzione alla qualità del credito. In particolare i numeri di questa attività sono: mutui (+38,8% trimestre su trimestre), prestiti personali (+58,9% anno su anno). In crescita i volumi dei fidi, +30,5% anno su anno, grazie anche al contributo del nuovo fido con pegno rotativo. Insomma pur nella versione più avanzata (un modello tutto on line da circa vent’anni) ci sono banche che continuano ad andare bene.
Campione tecnologico
Ma a meritare due parole in più è proprio STMicroelectronics, l’azienda tecnologica italiana più grande. È vero, non è tutta italiana, anzi è franco-svizzera-italiana, è una public company vera con oltre 200 investitori istituzionali, è quotata anche negli Stati Uniti e Francia, ed è sicuramente più una rara avis nel panorama industriale nazionale che una specie comune. L’azienda di semiconduttori ST è leader globale nei semiconduttori e fornisce prodotti e soluzioni intelligenti ed efficienti dal punto di vista del consumo di energia, che danno vita ad applicazioni elettroniche di uso quotidiano. I prodotti ST sono oggi dappertutto e saranno ancora più diffusi domani perché renderanno sempre più intelligenti le automobili, le fabbriche, le città e le abitazioni. Su Iot hanno firmato a inizio novembre anche un nuovo accordo con Amazon. Nel 2016, ST ha avuto ricavi netti pari a 6,97 miliardi di dollari presso più di 100 mila clienti in tutto il mondo. E va aggiunta una nota storica: uno dei grandi scienziati che hanno lavorato in ST è il fisico, naturalizzato americano da oltre quart’anni, il vicentino Federico Faggin. Il padre del microchip progettò il primo esemplare per Intel e fu il primo a brevettare touchpad e touchscreen a metà anni Novanta.
L’avanzata del piumino
Tra i migliori anche Moncler, l’azienda del piumino di lusso con la sua base produttiva a Trebaseleghe nel Padovano ha chiuso l’anno a +50%. E Remo Ruffini, imprenditore e creativo del mondo Moncler è stato premiato da EY come imprenditore dell’anno. Moncler nel 2016 aveva superato la soglia psicologica del miliardo di fatturato, battendo le stime e nei primi nove mesi del 2017 continua ad aumentare i ricavi a doppia cifra.
Nella parte bassa della classifica invece la presenza della finanza è più sostenuta, circa la metà dei peggiori è un titolo finanziario.
Finanza nelle retrovie

Il terzo peggior titolo italiano è Banca Leonardo, -25%, sempre in territorio negativo ma con un risultato meno pesante Banca Bper, -6,9%, UnipolSai, -4,97%. Peggior titolo del listino principale di Piazza Affari è invece Saipem, meno 37,4 per cento.
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