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Agroalimentare e no food, in Friuli il Distretto si rinnova

Agroalimentare e no food, in Friuli il Distretto si rinnova

Nuove competenze e un Cda che, a costo zero, passa da tre a 9 componenti. Filipuzzi resta alla guida: così ci occuperemo dell’intero ciclo produttivo

UDINE. Da Asdi a Cluster, da un territorio limitato all’intera regione, da un settore specifico, l’agroalimentare, all’agrifood e bioeconomia, estendendo così l’area di competenza al food, al no food, alla chimica verde, all’energia da fonti rinnovabili bio, alla trasformazione delle materie vegetali.

Una trasformazione resa possibile dalla normativa regionale, che ha riformato i vecchi distretti e cancellato i confini, che diventa così una nuova sfida per un nuovo Cluster. E per il suo nuovo consiglio di amministrazione, appena eletto, che passa da tre a nove componenti sotto la guida - questa confermata - di Claudio Filipuzzi.

Presidente, perché in tempi di spending review, varare un cda a nove?

«Perché in questo modo moltiplichiamo le competenze mantenendo inalterati i costi. Non ci sono compensi per chi siede in consiglio».

Chi entra?

«Prima di dire chi entra vale la pena spiegare che abbiamo rinnovato lo statuto per adeguarlo alle nuove competenze, mentre nella compagine societaria sono usciti quasi tutti i soci pubblici, con l’eccezione della Camera di commercio di Udine che è rimasta, e ne sono entrati di privati».

Chi sono?

«Ci sono le associazioni di categoria, dalla Cna a Confindustria Udine e Venezia Giulia, Unindustria Pordenone, Coldiretti, Cia, Confartigianato, la Federazione delle Bcc, Friuli Innovazione, Biolab... l’elenco è lungo».

In Cda?

«Sono entrati Furio Suggi Liverani, vicepresidente, che è il direttore corporate della ricerca del gruppo Illy e presidente del gruppo Agroalimentare di Confindustria Venezia Giulia; Nicoletta Moras, presidente del Mulino Moras, Pietro Natolino, contitolare della Fratelli Nonino Costruzioni, Valter Filiputti, presidente del Consorzio Fvg via dei sapori; Luca Occhialini, presidente della Bcc di Basiliano, Dario Roncadin, ad della Roncadin di Meduno, Massimo Santinelli della Biolab, Gino Vendrame, imprenditore agricolo».

Non solo food per un Cluster che trova radici nell’agroalimentare. Perché?

«Limitare l’operatività solo ad una parte di un settore non aveva molto senso. È decisamente più interessante considerare sia i prodotti tipici di un territorio ma anche la materia prima, l’agricoltura che produce mele e quella che si occupa di biomasse, attraverso un ragionamento che tenga insieme tutto il ciclo produttivo. Trasformazione compresa. La chimica verde ha sbocchi infiniti, così come la trasformazione di materie vegetali in bioplastica. Perché tralasciare settori con prospettive di sviluppo tra le più interessanti sia per il presente che per il futuro?».

E questo anche in considerazione di eventuali criticità che possono emergere, ad esempio, in alcune produzioni...

«Certo. Basta pensare al mais, alle superfici coltivate 20 anni e per quale scopo, e quelle di oggi, più che

dimezzate, e per la metà destinate a biomasse».

Il vostro compito, dunque?

«Avviare tavoli di lavoro con tutti, far emergere le criticità, trovare soluzioni, elaborare progetti, reperire fondi. A partire dalla Ue».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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