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DOSSIER 2007

Regione, la sfida di una politica per la crescita

di Sergio Baraldi
L’economia mondiale è cresciuta del 5% nel 2006 e le proiezioni prevedono nel 2007 un rallentamento di circa mezzo punto percentuale. La tendenza espansiva di fondo, quindi, dovrebbe continuare a investire il tessuto produttivo italiano e regionale. Quello che non si deve dimenticare è che la fase positiva che stiamo attraversando è accompagnata dalla necessità di cambiamenti strutturali che mettono in discussione aziende, istituzioni, società.

La domanda che Trieste e la Regione hanno di fronte, dunque, è: che cosa serve e che cosa no per sostenere la ripresa? Domanda semplice, la risposta molto meno. È vero, la politica si è rivelata un attore secondario rispetto all’economia nell’agganciare la ripresa. Ma la risposta al quesito spetta essenzialmente alla politica: occorre un progetto contro il declino. Le aziende hanno registrato un progresso nella capacità di affrontare la competizione sui mercati internazionali. Le ristrutturazioni ci sono state e hanno avuto successo. Ma hanno riguardato una quota non maggioritaria di imprese. All'economia del Fvg, schiacciata dal basso dalle economie emergenti fondate sul basso costo e dall’alto dalle economie tecnologicamente evolute, serve una risposta di sistema, che incorpori e superi quella delle singole aziende. Gli imprenditori, almeno in parte, fanno il loro mestiere.

Ma se vogliamo governare il processo di trasformazione, le istituzioni devono partecipare alla battaglia per la competitività. In questo passaggio decisivo, quindi, la classe dirigente, soprattutto quella politica, è determinante e rischia di apparire inadeguata al mondo che cambia se offre le ricette sbagliate. Ora il problema di fondo dell’economia regionale non sembra derivare dalla debolezza della domanda, perché la ripresa si mantiene sostenuta. Le difficoltà discendono dalla inadeguatezza qualitativa dell’offerta, che è la diretta conseguenza di un’economia troppo imperniata su settori tradizionali e maturi. I casi di successo provano che quando l’offerta riesce a compiere un vero salto qualitativo e a adeguarsi al nuovo paradigma tecnologico, l’impresa vince sui mercati.


Se le cose stanno così, diventa chiaro che cosa servirebbe: non politiche macro, quelle di bilancio pubblico, mentre vi è ampio spazio per le politiche microeconomiche, strutturali. Ma attenzione: in Regione la politica industriale è stata a lungo intesa come uno strumento in mano al pubblico per scegliere in quali settori o imprese collocare le risorse. La partita oggi dovrebbe essere giocata in modo diverso: occorre una politica economica che sappia orientare un numero crescente di imprese verso le strategie vincenti, usando la leva degli incentivi e disincentivi. Quindi senza introdurre distorsioni nel mercato. Quali sono queste mosse? Quelle relative alla soglia dimensionale delle imprese, all’apertura della società alla concorrenza, alla promozione dell'innovazione, all’istruzione come vera materia prima del futuro. Su questi punti, la Regione a volte centra l’obiettivo (innovazione, commercio) a volte no (Friulia). Questo numero de «Il Piccolo Illustrato» propone un rapporto aggiornato sull’economia regionale.

Puntiamo sulla svolta che è in atto e sui suoi protagonisti. Un sistema deve avere una forza trainante in grado di infondere fiducia. Questa forza la rappresentano le imprese e le persone che raccontiamo. Ecco ciò che la società regionale ha saputo fare da sola. Tocca alla politica dar prova di un rendimento all’altezza delle aspettative.
(09 maggio 2007)
 
 
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