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Prosciutto, differenze di 20 euro al chilo

A Trieste scarti enormi tra prezzi minimi e massimi anche per carne e pesce
di Tiziana Carpinelli
Prezzi «ballerini» per lo stesso prodotto alimentare, che in un negozio può arrivare a costare fino a venti euro in più rispetto a un’altro esercizio, magari a due passi di distanza. Questa sembra essere la prima, macroscopica, impressione emersa in seguito al monitoraggio sui prezzi effettuato dalla Provincia - in sinergia con Confcommercio e Camera di commercio - nei tre comuni di Trieste, Muggia e Duino-Aurisina.

Sotto la lente "ispettiva" dell'ente, è finito un paniere di 87 prodotti (alimentari e non), tenuti d'occhio durante tutto il mese di aprile. Ecco allora che per un cibo di largo consumo come il prosciutto crudo si riscontrano, a livello provinciale, prezzi decisamente difformi: infatti, lo si poteva vedere esposto sul bancone delle salumerie a partire da 12,80 fino a 33 euro al chilo, con una variazione - raccolta per ogni esercizio nella stessa giornata - di ben 20,20 euro.

E così pure per il roastbeef (da 10,32 a 26 euro), i biscotti per bambini (da 5,14 a 11,63), l'acqua minerale (da 0,84 a 6), il parmigiano reggiano (da 9,90 a 19,80) o le sogliole (da 11,80 a 29,80). Qualcuno potrebbe obiettare che si tratta di qualità diverse: certo, ma la differenza si riscontra anche in prodotti nei quali il marchio non ha valore significativo, vedi il pane (da 1,90 a 5,90) o il latte intero (da 0,89 a 1,71). Le rilevazioni, inserite nel progetto dell'Osservatorio dei Prezzi al consumo, hanno coinvolto diversi punti vendita di piccola, media e grande distribuzione.

I tecnici della Provincia hanno messo a confronto quattro tipologie di prezzo per lo stesso prodotto: quello minimo, medio e massimo, a cui hanno aggiunto la voce relativa all'articolo più venduto, sempre distinguendo tra le tre diverse aree geografiche. Entrando nel dettaglio della statistica, si rileva che il valore minimo di spesa (ottenuto appunto sommando gli 87 prezzi più bassi) si raggiunge a Trieste, con un esborso complessivo di 280,84 euro, contro i 295,77 di Muggia (+5%) e i 331 (+18%) di Duino-Aurisina, a cui va la qualifica di comune più "salato". Se si ha l'accortezza di comparare etichette e listini, in città ancora possibile risparmiare. L'oculata massaia triestina potrebbe però arrivare a pagare ancor meno se, prendendo l'automobile, facesse il tour dei negozi in tutta la Provincia, scegliendo di volta in volta i prodotti meno costosi: in questo caso, infatti, spenderebbe 252,29 euro (-10%). E se invece dimostrasse una particolare affezione alla marca e acquistasse tutti gli articoli deluxe?


Allora, anche in questo caso, la parte del leone spetterebbe a Trieste, ove la spesa massima praticamente raddoppia, registrando 665,21 euro, contro i 614,78 di Muggia (-8%) e i 594,55 di Duino-Aurisina (-11%). Il dato provinciale, raccogliendo globalmente tutti i prezzi esosi, risulta superiore: 703,54 euro, pari al 5% in più rispetto al capoluogo regionale. A sorpresa, invece, l'analisi mette in luce un aspetto interessante: la spesa dei prodotti mediamente più acquistati dall'utenza - ovvero quelli di largo consumo - risulta più conveniente a Muggia, perchè il registratore di cassa presenta un conto che ammonta a 410,19 euro; mentre Trieste è più cara con 452,45 euro (+10%) e Duino-Aurisina si attesta su un valore intermedio: 440,24 (+/%). Il dato provinciale, invece, si ferma a 435,83 euro (+6%). Si tratta di un andamento che sorprende pure Franco Rigutti, vicepresidente della Confcommercio: «Francamente non saprei fornire una spiegazione: a prima vista direi che in quell'area gli esercizi, onde evitare di farsi vicendevolmente concorrenza, hanno concordato dei prezzi vantaggiosi per i beni di maggior acquisto, risultando così molto competitivi anche nei confronti della grande distribuzione e dei centri urbani più grossi».

«Del resto - aggiunge - lo scopo del monitoraggio è proprio quello di esaminare le abitudini dei consumatori, per adattare i prezzi ai budget delle famiglie e, contemporaneamente, calmierarli. Come? Tenendoli per diversi mesi sotto osservazione. E' prevedibile che in questa prima fase si assista a vistose divergenze, ma sono convinto che, col tempo, i costi si livelleranno sulle esigenze della clientela». «Ritengo - commenta il vicepresidente della Provincia e assessore allo Sviluppo economico, Walter Godina - che attraverso questo monitoraggio il consumatore possa finalmente ricevere delle indicazioni trasparenti e immediatamente fruibili sui prezzi. Ciò consentirà, attraverso una puntuale casistica mensile che verrà costruita non più su percentuali ma valori effettivi, la confrontabilità nello spazio e nel tempo dei costi. Del resto, da una prima statistica, i tecnici hanno già sottolineato un’attenzione delle persone al valore dei prodotti: infatti, la spesa media complessiva risulta essere maggiore di quella relativa ai prodotti più venduti. Cosa significa? Che il consumatore medio preferisce risparmiare».

«Ci tengo a ribadire la soddisfazione per il coinvolgimento della Confcommercio e della Camera di commercio - conclude Godina - che hanno dato un segnale importante: la disponibilità concreta, da parte dei negozianti, a essere "esaminati"».
(09 maggio 2007)
 
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