Progetto del rigassificatore, la Ue chiede verifiche
L'area dell'impianto
TRIESTE. Torna alla regione Friuli Venezia Giulia,
per la decisione finale il dossier per il rigassificatore di Zaule.
Dopo un palleggiamento di voci spesso contrastanti tra Trieste,
Lubiana, Roma e Bruxelles, sono arrivate ieri alcune indicazioni
più esaurienti. Nel dettaglio, la portavoce del commissario per l’a
mbiente Stavros Dimas ha precisato che nel recente incontro con le
autorità italiane e slovene, da parte della Commissione non sono
state rilevate ragioni di intervento sul lavoro svolto dall'italia
per quanto concerne le valutazioni di impatto ambientale. Nessuna
procedura d’infrazione, dunque, come avrebbe invece auspicato la
Slovenia, da sempre contraria al progetto.
È stato anche precisato che l’incontro di Bruxelles era informale.
In sede di commissione è stata prevista la preparazione di uno
studio complessivo di impatto ambientale e iniziato alcune
valutazioni formali. Sono stati presi in esame tutti i tre
terminali (Endesa, Gas Natural e metanodotto). Secondo la portavoce
di Dimas «tutte le parti si sono comprese» e inoltre l’Italia ha
chiarito i propri studi di impatto ambientale su tutti e tre i
progetti.
All’Italia è stata chiesta la preparazione di uno studio
complessivo. La commissione Ue ha inoltre caldeggiato che i singoli
studi sui singoli progetti tengano conto degli effetti cumulati
degli altri impianti esistenti nella zona, e questo perchè la
valutazione di impatto ambientale è appena incominciata.
Per quanto riguarda la protesta dell’associazione ambientalista
Greenaction Transnational che aveva chiesto un’istruttoria, non ne
è stata aperta alcuna. La commissione europea per le petizioni e la
commissione generale per l’ambiente, è stato detto, hanno
semplicemente iniziato ad analizzare la petizione che era stata
presentata il 2 ottobre del 2009 in relazione alla realizzazione
del rigassificatore di Gas Natural.
Il commissario per l’ambiente Ue, è stato ancora aggiunto, sta
monitorando con molta attenzione lo sviluppo della questione perchè
tutto venga svolto secondo regole europee al 100 per cento. È stato
precisato al riguardo che le normative dovranno essere rispettate
alla lettera, altrimenti l’Ue avrebbe il diritto di portare chi
lede tali norme davanti al Tribunale internazionale.
Da parte slovena poche reazioni, anche se l’insoddisfazione è
evidente. Se ne è fatto interprete tra gli altri il quotidiano
lubianese Delo, che ha riportato i risultati di uno studio in base
al quale, dopo l’insediamento del rigassificatore Gas Natural, il
rimescolio delle acque, usate per il raffreddamento dell’impianto,
e il conseguente rimescolìo del fondo, unito all’arrivo delle navi
eleverebbe il livello di mercurio nell’acqua dagli attuali 0,3% mcg
a 0,4 mcg, a fronte di un limite comunitario che si attesta sui 0,5
mcg.
Va ricordato infine che sono state fissate per il prossimo 10
febbraio, davanti al Tar (Tribunale amministrativo regionale), le
prime udienze relative ai ricorsi presentati da comuni e
ambientalisti contro il decreto di Via (Valutazione di impatto
ambientale) del rigassificatore di Zaule.
I ricorsi, con i quali è stato impugnato il decreto del Ministero
dell'Ambiente, sono stati presentati negli scorsi mesi dai Comuni
di Muggia e San Dorligo della Valle, dal Comune sloveno di
Capodistria e, ancora, da Greenaction Transnational. Gas Natural,
la società che intende realizzare l'impianto, si è costituita in
tutti i ricorsi, come il Ministero dell'Ambiente, mentre la
Repubblica di Slovenia ha scelto di non farlo. Non è ancora
fissata, invece, la data dell'udienza del ricorso presentato da Wwf
e Legambiente al Tar del Lazio, sempre contro il decreto di Via.
(f.b.)
(02 febbraio 2010)