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lunedì 15.03.2010 ore 11.56
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Progetto del rigassificatore, la Ue chiede verifiche

Larea dellimpianto
L'area dell'impianto
TRIESTE. Torna alla regione Friuli Venezia Giulia, per la decisione finale il dossier per il rigassificatore di Zaule. Dopo un palleggiamento di voci spesso contrastanti tra Trieste, Lubiana, Roma e Bruxelles, sono arrivate ieri alcune indicazioni più esaurienti. Nel dettaglio, la portavoce del commissario per l’a mbiente Stavros Dimas ha precisato che nel recente incontro con le autorità italiane e slovene, da parte della Commissione non sono state rilevate ragioni di intervento sul lavoro svolto dall'italia per quanto concerne le valutazioni di impatto ambientale. Nessuna procedura d’infrazione, dunque, come avrebbe invece auspicato la Slovenia, da sempre contraria al progetto.

È stato anche precisato che l’incontro di Bruxelles era informale. In sede di commissione è stata prevista la preparazione di uno studio complessivo di impatto ambientale e iniziato alcune valutazioni formali. Sono stati presi in esame tutti i tre terminali (Endesa, Gas Natural e metanodotto). Secondo la portavoce di Dimas «tutte le parti si sono comprese» e inoltre l’Italia ha chiarito i propri studi di impatto ambientale su tutti e tre i progetti.
All’Italia è stata chiesta la preparazione di uno studio complessivo. La commissione Ue ha inoltre caldeggiato che i singoli studi sui singoli progetti tengano conto degli effetti cumulati degli altri impianti esistenti nella zona, e questo perchè la valutazione di impatto ambientale è appena incominciata.

Per quanto riguarda la protesta dell’associazione ambientalista Greenaction Transnational che aveva chiesto un’istruttoria, non ne è stata aperta alcuna. La commissione europea per le petizioni e la commissione generale per l’ambiente, è stato detto, hanno semplicemente iniziato ad analizzare la petizione che era stata presentata il 2 ottobre del 2009 in relazione alla realizzazione del rigassificatore di Gas Natural.


Il commissario per l’ambiente Ue, è stato ancora aggiunto, sta monitorando con molta attenzione lo sviluppo della questione perchè tutto venga svolto secondo regole europee al 100 per cento. È stato precisato al riguardo che le normative dovranno essere rispettate alla lettera, altrimenti l’Ue avrebbe il diritto di portare chi lede tali norme davanti al Tribunale internazionale.

Da parte slovena poche reazioni, anche se l’insoddisfazione è evidente. Se ne è fatto interprete tra gli altri il quotidiano lubianese Delo, che ha riportato i risultati di uno studio in base al quale, dopo l’insediamento del rigassificatore Gas Natural, il rimescolio delle acque, usate per il raffreddamento dell’impianto, e il conseguente rimescolìo del fondo, unito all’arrivo delle navi eleverebbe il livello di mercurio nell’acqua dagli attuali 0,3% mcg a 0,4 mcg, a fronte di un limite comunitario che si attesta sui 0,5 mcg.

Va ricordato infine che sono state fissate per il prossimo 10 febbraio, davanti al Tar (Tribunale amministrativo regionale), le prime udienze relative ai ricorsi presentati da comuni e ambientalisti contro il decreto di Via (Valutazione di impatto ambientale) del rigassificatore di Zaule.

I ricorsi, con i quali è stato impugnato il decreto del Ministero dell'Ambiente, sono stati presentati negli scorsi mesi dai Comuni di Muggia e San Dorligo della Valle, dal Comune sloveno di Capodistria e, ancora, da Greenaction Transnational. Gas Natural, la società che intende realizzare l'impianto, si è costituita in tutti i ricorsi, come il Ministero dell'Ambiente, mentre la Repubblica di Slovenia ha scelto di non farlo. Non è ancora fissata, invece, la data dell'udienza del ricorso presentato da Wwf e Legambiente al Tar del Lazio, sempre contro il decreto di Via.

(f.b.)
(02 febbraio 2010)
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