Pasto cinese per 454 alunni
Accoglienze discordanti per il secondo menu etnico proposto dal Comune
Alcuni bambini hanno chiesto se «bisognava mangiare coi
bastoncini», altri hanno consumato il pasto cinese come se fosse la
cosa più normale (e chissà quante altre volte lo hanno fatto al
ristorante coi genitori), altri ancora hanno storto il naso,
«proprio come ogni giorno fanno davanti alla minestra di legumi,
perché anche in famiglia si sono disabituati al pasto della nostra
tradizione mediterranea». Lo riferiscono alcuni educatori del Sis,
il Sistema integrativo scolastico del Comune che attraverso i
ricreatori, ma nelle sedi delle scuole materne ed elementari, ha
avviato l’educazione alle culture attraverso il cibo.
Ieri è toccato ai 454 bambini che usufruiscono del Sis scolastico
nelle sedi della Collodi, della Pertini, della Manna e della
Tarabochia (queste due ultime accorpate nella seconda per lavori in
corso).
Il gradimento dei bambini, si capisce sondando un po’ quello che
succede davanti al piatto del pranzo, va di pari passo con la
capacità dei maestri del Sis di spiegare il senso dei gusti un po’
diversi rispetto a quelli della mensa tradizionale. I maestri dell’o
rario scolastico invece non sono coinvolti perché non c’entrano con
la gestione dei pasti, e quindi in alcuni casi nemmeno erano al
corrente del menù del giorno.
Che appunto stavolta riguardava la cucina cinese, con riso alla
cantonese, pollo alle mandorle, fagiolini e carote al vapore. Poi c’
è il menù che viene definito «balcanico», ma che visto da vicino è
proprio molto tipico della tradizionale cucina triestina:
cevapcici, la crema di peperoni Ajvar, le patate abbrustolite in
padella, altrimenti dette «in tecia».
Da questa iniziativa (che il sindaco Dipiazza ha però criticato in
nome «della pasta al pomodoro») scaturisce anche un’osservazione
più attenta dei comportamenti alimentari dei bambini, «che ogni
giorno - si dice nell’ambito delle mense - hanno qualche buon
motivo per non voler mangiare qualcosa, tutti i giorni di tutto l’a
nno». Perché i bambini sono così, e di questi tempi sono anche
abituati, più che a cibi definiti «etnici», a tradizioni comunque
non mediterranee: snack, merendine, patatine, bibite dolci, cose
che anche i medici sconsigliano per prevenire e combattere l’o
besità infantile.
(20 novembre 2009)