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lunedì 22.03.2010 ore 01.43
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IL CONCERTO NELLA CRONACA DI UN GIOVANE DI MONFALCONE

Ore esaltanti di puro rock sulle note dei Deep Purple

Dopo aver aspettato due mesi, finalmente arriva il grande giorno: armato del mio kit da concerti, costituito da panino,acqua e macchina fotografica, parto all'avventura, direzione Pordenone e durante il viaggio in autostrada mi viene in mente la domanda che credo angosci tutti i fans dei Purple diretti al Palasport. Ce la farà Steve Morse a non far sentire la mancanza di Ritchie Blackmore? E Don Airey colmerà la defezione di John Lord?

Intanto sono arrivato a Pordenone e comincia la ricerca del Palasport. Ricerca davvero ardua perché ad ogni persona che fermo per chiedere indicazioni corrisponde un itinerario diverso dall'altro: un po' come quando si è a Venezia e i veneziani ti dicono "Sempre dritto che se riva in piassa San Marco". Alla fine raggiungo il Palasport: ora capisco perché su Google Earth era invisibile, è a 10 metri dalla case.

Dopo una breve attesa in coda, entro e mi conquisto uno dei posti più vicini al palco in tribuna. Sono a 10 metri in linea d'aria dal palco,si comincia bene. Alle 20 si presenta il gruppo spalla, classica formazione a tre: basso,voce-chitarra,cori-batteria in stile Cream. Peccato che lo stile non sia proprio quello. Il gruppo presenta dei pezzi pop-rock-punk-indie con coretti vocali in falsetto a tratti imbarazzanti e armonie formate da uno stile funk-punk chitarristico che sfocia in brevi assoli basati su classiche scale pentatoniche.

Anche se musicalmente la band è sufficiente all'aspettativa, dal punto di vista delle liriche non si salva; si tratta di pezzi per lo più d'amore che sembrano scritti da un bambino delle elementari. Nota positiva: un batterista davvero eccezionale.

Ore 21, puntuali come un orologio svizzero, (sarà perché sono abituati a suonare dalle parti del lago di Ginevra) entrano in scena i Purple. I 5000 del palazzetto al completo si fanno sentire con una vera e propria ovazione quando l'organo di Don Airey, simulando un sitar indiano, introduce "Moneytalks", brano apripista dilatato di diversi minuti per lasciare uno spazio solistico a tutti gli strumenti. Poi arriva "Strange kind of a woman" e le fondamenta del palazzetto tremano. Con Gillian e Morse impegnati in un duetto voce chitarra, il concerto diventa adrenalina pura. Una pecca: mentre tutti si aspettavano il classico assolo blackmouriano, Morse ha spiazzato con un suo solo,lasciando i fedelissimi un po' sgomenti.


Finalmente i Purple salutano il pubblico con molta simpatia ed entusiasmo e si lanciano in una travolgente "Rapture Of The Deep", seguita a ruota da l'ottima "Girls Like That". Dopo un assolo del funanbolico Ian Paice arriva l'ultimo estratto da "Rapture Of The Deep",il disco che portano in tour, "Before Time Began". Da qui in poi sarà un orgasmo sonoro a base dei classici dei Deep. Si inizia con un assolo incredibile di Steve Morse, 10 minuti fenomenali di pura tecnica, cuore e feeling sensazionali, spaziando da suoni celestiali ricchi di chorus e riverbero a distorsioni calde e pastose mescolando in un medley "Sweet home Alabama", l'assolo di "Whole Lotta Love" e l'intro di "Welcome to the jungle". Poi è il turno di Don Airey per un'emoziante parentesi solistica che spazia dalle tastiere funeree di Ozzy a celestiali composizioni che culminano nell'intro di "Lazy", altro fan-delirio. Con un'altra parentesi solista Airey introduce "Perfect strangers", trema il palazzetto. Poi i Purple infilano altri due classici come "Space Truckin'" e "Highway Star", inframmezzati da un jam di basso,chitarra e batteria grintosa. Morse si ebisce in un altro splendido assolo che introduce quello che tutti aspettavano: "Smoke on the water".

Il palazzetto è ormai sull'orlo del crollo con Gillian che invoca i suoi adepti a convogliare in questo rito rock e ad urlare a squarciagola al cielo quel ritornello che ha fatto storia. I Deep salutano e abbandonano la scena. Finita qui? Figurarsi. Ritornano in scena richiamati dalle ovazioni della folla urlante per eseguire una "Hush" mozzafiato con un assolo di batteria potentissimo e per chiudere con l'immancabile "Black Night" introdotta da un magistrale assolo di basso di un Roger Glover in forma smagliante. In totale due ore nette di puro rock. Uno spettacolo eccezionale considerata l'età di queste divinità del panorama musicale.
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