IL CONCERTO NELLA CRONACA DI UN GIOVANE DI MONFALCONE
Ore esaltanti di puro rock sulle note dei Deep Purple
Dopo aver aspettato due mesi, finalmente arriva il grande giorno:
armato del mio kit da concerti, costituito da panino,acqua e
macchina fotografica, parto all'avventura, direzione Pordenone e
durante il viaggio in autostrada mi viene in mente la domanda che
credo angosci tutti i fans dei Purple diretti al Palasport. Ce la
farà Steve Morse a non far sentire la mancanza di Ritchie
Blackmore? E Don Airey colmerà la defezione di John Lord?
Intanto sono arrivato a Pordenone e comincia la ricerca del
Palasport. Ricerca davvero ardua perché ad ogni persona che fermo
per chiedere indicazioni corrisponde un itinerario diverso
dall'altro: un po' come quando si è a Venezia e i veneziani ti
dicono "Sempre dritto che se riva in piassa San Marco". Alla fine
raggiungo il Palasport: ora capisco perché su Google Earth era
invisibile, è a 10 metri dalla case.
Dopo una breve attesa in coda, entro e mi conquisto uno dei posti
più vicini al palco in tribuna. Sono a 10 metri in linea d'aria dal
palco,si comincia bene. Alle 20 si presenta il gruppo spalla,
classica formazione a tre: basso,voce-chitarra,cori-batteria in
stile Cream. Peccato che lo stile non sia proprio quello. Il gruppo
presenta dei pezzi pop-rock-punk-indie con coretti vocali in
falsetto a tratti imbarazzanti e armonie formate da uno stile
funk-punk chitarristico che sfocia in brevi assoli basati su
classiche scale pentatoniche.
Anche se musicalmente la band è sufficiente all'aspettativa, dal
punto di vista delle liriche non si salva; si tratta di pezzi per
lo più d'amore che sembrano scritti da un bambino delle elementari.
Nota positiva: un batterista davvero eccezionale.
Ore 21, puntuali come un orologio svizzero, (sarà perché sono
abituati a suonare dalle parti del lago di Ginevra) entrano in
scena i Purple. I 5000 del palazzetto al completo si fanno sentire
con una vera e propria ovazione quando l'organo di Don Airey,
simulando un sitar indiano, introduce "Moneytalks", brano apripista
dilatato di diversi minuti per lasciare uno spazio solistico a
tutti gli strumenti. Poi arriva "Strange kind of a woman" e le
fondamenta del palazzetto tremano. Con Gillian e Morse impegnati in
un duetto voce chitarra, il concerto diventa adrenalina pura. Una
pecca: mentre tutti si aspettavano il classico assolo
blackmouriano, Morse ha spiazzato con un suo solo,lasciando i
fedelissimi un po' sgomenti.
Finalmente i Purple salutano il pubblico con molta simpatia ed
entusiasmo e si lanciano in una travolgente "Rapture Of The Deep",
seguita a ruota da l'ottima "Girls Like That". Dopo un assolo del
funanbolico Ian Paice arriva l'ultimo estratto da "Rapture Of The
Deep",il disco che portano in tour, "Before Time Began". Da qui in
poi sarà un orgasmo sonoro a base dei classici dei Deep. Si inizia
con un assolo incredibile di Steve Morse, 10 minuti fenomenali di
pura tecnica, cuore e feeling sensazionali, spaziando da suoni
celestiali ricchi di chorus e riverbero a distorsioni calde e
pastose mescolando in un medley "Sweet home Alabama", l'assolo di
"Whole Lotta Love" e l'intro di "Welcome to the jungle". Poi è il
turno di Don Airey per un'emoziante parentesi solistica che spazia
dalle tastiere funeree di Ozzy a celestiali composizioni che
culminano nell'intro di "Lazy", altro fan-delirio. Con un'altra
parentesi solista Airey introduce "Perfect strangers", trema il
palazzetto. Poi i Purple infilano altri due classici come "Space
Truckin'" e "Highway Star", inframmezzati da un jam di
basso,chitarra e batteria grintosa. Morse si ebisce in un altro
splendido assolo che introduce quello che tutti aspettavano: "Smoke
on the water".
Il palazzetto è ormai sull'orlo del crollo con Gillian che invoca i
suoi adepti a convogliare in questo rito rock e ad urlare a
squarciagola al cielo quel ritornello che ha fatto storia. I Deep
salutano e abbandonano la scena. Finita qui? Figurarsi. Ritornano
in scena richiamati dalle ovazioni della folla urlante per eseguire
una "Hush" mozzafiato con un assolo di batteria potentissimo e per
chiudere con l'immancabile "Black Night" introdotta da un
magistrale assolo di basso di un Roger Glover in forma smagliante.
In totale due ore nette di puro rock. Uno spettacolo eccezionale
considerata l'età di queste divinità del panorama musicale.