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lunedì 15.03.2010 ore 18.45
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Livio Sossi: «I ragazzi non amano leggere?
Il problema è far scoprire loro libri belli»

Docente all’Università di Udine ha scritto un saggio sulla letteratura per l’infanzia
di Mary B. Tolusso
TRIESTE Il segreto sta tutto lì. O si impara da piccoli ad amare i libri o molto difficilmente si coltiverà questa passione da adulti. Ma è importante anche leggere i libri giusti, quelli che potenziano le capacità critiche, linguistiche, estetiche del bambino. Dal 1987 la letteratura per l’infanzia ha conosciuto un grande rinnovamento, è riuscita a esplorare la dimensione di un bambino reale, non ideale.
Merito di un lavoro critico che mette al centro l’ego del piccolo lettore, non quello di un adulto che si limita a immaginare il mondo dell’infanzia come un possibile spazio di fatine e vezzeggiativi. Ai «c’era una volta» insomma si accostano ora temi importanti, forti, dalla «diversità» alla «disuguaglianza», dal «sesso» all’«arte», il tutto con registri che il bambino sente suoi. Se tra i classici furono Carroll e Collodi a ideare con genio bambini autentici, oggi tra i nomi più apprezzati si contano quelli di Roald Dahl o Bianca Pitzorno, capaci di levità e gioco, ma pure di sterzate più ciniche e stranianti, dove il soggetto è anche il dolore e un mondo che non simula solo lieti fini. Lo sa bene Livio Sossi, saggista, docente di Letteratura per l’infanzia all’U niversità di Udine, tra i più apprezzati critici e talent scout del settore. Il suo ultimo libro, «Scrivere per i ragazzi» (Campanotto, pagg. 208, euro 18) è un manuale che gli addetti ai lavori non dovrebbero ignorare.
Come scrivere per i ragazzi oggi? Quale linguaggio usare? Come si può lavorare sui modelli letterari? Sono solo alcune delle questioni affrontate dall’autore che di pagina in pagina analizza alcune tipologie narrative fino a giungere a veri e propri esercizi di stile, prove tecniche di scrittura.

Ma quali sono registri narrativi e i contenuti che faranno di un bambino un futuro lettore?
 «Tra i registri stilistici – dice Sossi – sicuramente quello ironico, possibile a tutti i livelli, basti pensare che si può fare dell’ironia anche nella divulgazione scientifica, un esempio sono le collane di Salani: “Brutte storie”, “Brutte scienze”, “Brutte geografie”, ma è una modalità presente soprattutto nella scrittura di tipo relazionale dedicata ai rapporti tra ragazzi o ragazzi e adulti. È sicuramente tra le forme che attraggono di più il bambino».


Perché?
«Perché si riconosce in quello che legge. Il problema dell’a ccostamento dei giovani alla lettura è determinato principalmente dalla necessità di riscoprire se stessi nella scrittura. Ecco perché in questo tipo di letteratura sono presenti anche delle espressioni colorite, al limite anche le parolacce o un linguaggio che deriva dai media, dalle formule degli sms». Al bando quindi sentimentalismi o linguaggi sdolcinati, stereotipi e banalizzazioni. «Certo. È necessario liberare la scrittura per l’i nfanzia dall’enfasi inutile, dall’eccessiva aggettivazione o dai “ diminutivi”. Pare quasi che tutto il mondo del bimbo sia minuscolo, ridotto o riduttivo. Questo il bambino non lo accetta».

Quali sono allora i temi in cui il bambino si riconosce?
«Soprattutto quelli esistenziali. Le tematiche relazionali e uno stile giocato anche su tutti i meccanismi ludici della scrittura, pensiamo ai tautogrammi, ai giochi di parole».

Non si possono sottovalutare alcuni argomenti forti.
«Dobbiamo prima verificare l’età a cui ci si rivolge. Negli albi per i più piccoli è molto importante il cosiddetto realismo magico, protagonisti animali che si comportano come i bambini in situazioni narrative in cui i più piccoli si ritrovano: il rapporto con il padre per esempio. Penso a scrittori illustratori come Altan, Nicoletta Costa o Agostino Traini. Tutto questo deriva da una grande autrice inglese, Beatrix Potter, che nel 1902 aveva dato vita alla saga di “Peter Rabbit”, da cui tutti i bestiari della letteratura per ragazzi. Altri temi forti sono quelli della diversità, la letteratura interculturale, l’umoristica e la filosofica, quest’ultima capace di affrontare argomenti come la morte».

E poi c’è la cosiddetta letteratura trasgressiva...
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