Livio Sossi: «I ragazzi non amano leggere?
Il problema è far scoprire loro libri belli»
Docente all’Università di Udine ha scritto un saggio sulla letteratura per l’infanzia
di Mary B. Tolusso
TRIESTE Il segreto sta tutto lì. O si impara da piccoli ad amare i
libri o molto difficilmente si coltiverà questa passione da adulti.
Ma è importante anche leggere i libri giusti, quelli che potenziano
le capacità critiche, linguistiche, estetiche del bambino. Dal 1987
la letteratura per l’infanzia ha conosciuto un grande rinnovamento,
è riuscita a esplorare la dimensione di un bambino reale, non
ideale.
Merito di un lavoro critico che mette al centro l’ego del piccolo
lettore, non quello di un adulto che si limita a immaginare il
mondo dell’infanzia come un possibile spazio di fatine e
vezzeggiativi. Ai «c’era una volta» insomma si accostano ora temi
importanti, forti, dalla «diversità» alla «disuguaglianza», dal
«sesso» all’«arte», il tutto con registri che il bambino sente
suoi. Se tra i classici furono Carroll e Collodi a ideare con genio
bambini autentici, oggi tra i nomi più apprezzati si contano quelli
di Roald Dahl o Bianca Pitzorno, capaci di levità e gioco, ma pure
di sterzate più ciniche e stranianti, dove il soggetto è anche il
dolore e un mondo che non simula solo lieti fini. Lo sa bene Livio
Sossi, saggista, docente di Letteratura per l’infanzia all’U
niversità di Udine, tra i più apprezzati critici e talent scout del
settore. Il suo ultimo libro, «Scrivere per i ragazzi» (Campanotto,
pagg. 208, euro 18) è un manuale che gli addetti ai lavori non
dovrebbero ignorare.
Come scrivere per i ragazzi oggi? Quale linguaggio usare? Come si
può lavorare sui modelli letterari? Sono solo alcune delle
questioni affrontate dall’autore che di pagina in pagina analizza
alcune tipologie narrative fino a giungere a veri e propri esercizi
di stile, prove tecniche di scrittura.
Ma quali sono registri narrativi e i contenuti che faranno di un
bambino un futuro lettore?
«Tra i registri stilistici – dice Sossi – sicuramente quello
ironico, possibile a tutti i livelli, basti pensare che si può fare
dell’ironia anche nella divulgazione scientifica, un esempio sono
le collane di Salani: “Brutte storie”, “Brutte scienze”, “Brutte
geografie”, ma è una modalità presente soprattutto nella scrittura
di tipo relazionale dedicata ai rapporti tra ragazzi o ragazzi e
adulti. È sicuramente tra le forme che attraggono di più il
bambino».
Perché?
«Perché si riconosce in quello che legge. Il problema dell’a
ccostamento dei giovani alla lettura è determinato principalmente
dalla necessità di riscoprire se stessi nella scrittura. Ecco
perché in questo tipo di letteratura sono presenti anche delle
espressioni colorite, al limite anche le parolacce o un linguaggio
che deriva dai media, dalle formule degli sms». Al bando quindi
sentimentalismi o linguaggi sdolcinati, stereotipi e
banalizzazioni. «Certo. È necessario liberare la scrittura per l’i
nfanzia dall’enfasi inutile, dall’eccessiva aggettivazione o dai “
diminutivi”. Pare quasi che tutto il mondo del bimbo sia minuscolo,
ridotto o riduttivo. Questo il bambino non lo accetta».
Quali sono allora i temi in cui il bambino si riconosce?
«Soprattutto quelli esistenziali. Le tematiche relazionali e uno
stile giocato anche su tutti i meccanismi ludici della scrittura,
pensiamo ai tautogrammi, ai giochi di parole».
Non si possono sottovalutare alcuni argomenti forti.
«Dobbiamo prima verificare l’età a cui ci si rivolge. Negli albi
per i più piccoli è molto importante il cosiddetto realismo magico,
protagonisti animali che si comportano come i bambini in situazioni
narrative in cui i più piccoli si ritrovano: il rapporto con il
padre per esempio. Penso a scrittori illustratori come Altan,
Nicoletta Costa o Agostino Traini. Tutto questo deriva da una
grande autrice inglese, Beatrix Potter, che nel 1902 aveva dato
vita alla saga di “Peter Rabbit”, da cui tutti i bestiari della
letteratura per ragazzi. Altri temi forti sono quelli della
diversità, la letteratura interculturale, l’umoristica e la
filosofica, quest’ultima capace di affrontare argomenti come la
morte».
E poi c’è la cosiddetta letteratura trasgressiva...