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mercoledì 17.03.2010 ore 05.40
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LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE /8

Le donne dirigenti: più impulso alla scienza
Aiutiamo il commercio a uscire dal tunnel

Inchiesta sulla classe dirigente triestina: l'ottava puntata
di Arianna Boria
Ricerca, impresa, istituzioni. Tre interlocutori, un dialogo indispensabile per accelerare la crescita della città della scienza triestina. Per richiamare altri «cervelli» e altri imprenditori disposti a investire nei loro studi e progetti. A Trieste arrivano ogni anno più di ottomila ricercatori stranieri, ma il loro numero potrebbe ancora salire. C’è una parola chiave, scelta da tutti per sintetizzare il futuro, possibile sviluppo del campus scientifico: «attrattività». Che per i ricercatori significa avere a disposizione infrastrutture e capitali, per l’imprenditore la possibilità di confrontarsi con una serie di intelligenze in grado di far fruttare al meglio i suoi soldi e, magari, aiutarlo a realizzare un brevetto e a conquistare settori di mercato.

Ma «attrattività», per entrambi, vuol dire anche un contesto abitativo e sociale dove inserirsi con serenità, insieme alla propria famiglia: una casa a prezzi adeguati, una scuola internazionale per i figli, l’opportunità di venire a contatto con l’offerta culturale e associativa della città, sportelli che risolvano in fretta il problema dei visti. Integrare i ricercatori nel tessuto urbano, significa farne dei soggetti partecipi, che si muovono, spendono, contribuiscono al benessere di tutti, intellettuale ma anche economico. Sono interazioni che a Trieste si sperimentano da tempo e con successo. Ma si potrebbe fare di più, più in fretta, con minori difficoltà e intoppi. Perchè c’è, nei tre interlocutori, un anello debole...

Maria Cristina Pedicchio, matematico, ex presidente Erdisu, ex presidente dell’Area di ricerca, è oggi presidente del Consorzio per il Centro di biomedicina molecolare di Basovizza (Cbm), dove, allo stesso tavolo, siedono diciotto partner, metà pubblici e metà privati: le Università di Trieste e di Udine e la Sissa, vari Centri studi di carattere medico e biotecnologico, dieci aziende private, Friulia, le Assicurazioni Generali. «Non è stato facile mettere tutti assieme - testimonia Pedicchio - ma se l’esperienza funziona, come nel nostro caso, si può arrivare a un processo straordinario, ovvero dalla creazione della conoscenza alla sua applicazione, dalla ricerca al farmaco, alla nuova terapia, alla nuova diagnosi. L’idea è quella di portare la ricerca al mercato, di creare un sistema unico che riempia tutta la filiera della conoscenza. E per farlo, e nel modo più rapido possibile, è necessario mettere insieme tutti gli attori». Scienza e mercato. Pubblico e privato insieme, collaborazione ormai pretesa da tutti i finanziamenti europei. «In questi ultimi anni - prosegue Pedicchio - la comunità scientifica, in Europa, in Italia, e soprattutto a Trieste, si è aperta su due livelli. Innanzitutto alle imprese. E poi alla società, alla città e ai suoi cittadini. E’ importante che non si parli più di ”torre d’avorio”, perchè se il territorio conosce, diventa consapevole delle potenzialità che ha a portata di mano, se l’opinione pubblica supporta determinati filoni di ricerca, ecco che allora la ricerca tornerà ad avere un forte impatto economico sul territorio. Come Distretto di medicina abbiamo attratto aziende, finanziamenti, riceviamo centinaia di richieste di ricercatori stranieri di trasferirsi qui. All’Area è arrivato un soggetto come Microsoft. L’apertura, la consapevolezza che la scienza è un valore, ha un aspetto fortemente positivo, ma...».


Eccolo, il «ma». Che riguarda appunto il terzo anello della catena: la politica. Una politica prima «estranea», abbastanza indifferente alla scienza, vissuta come un corpo misterioso e un po’ alieno, e che oggi invece, quanto più la comunità dei cervelloni si è aperta all’esterno, ha scoperto come un appetibile bocconcino. «E’ proprio questo il problema», commenta Pedicchio. «La nostra apertura al mondo economico e sociale ha provocato l’”assalto” dei politici. Intendiamoci: la scienza ha bisogno della politica. E’ il terzo tassello: accademia, aziende, istituzioni. La politica deve dare indirizzi, strategie, priorità, deve farsi garante della certezza e della trasparenza dei finanziamenti, deve assicurare che i percorsi scelti si svolgano sul medio-lungo termine, tempo necessario nel mondo scientifico per ottenere delle ricadute. Il suo è un ruolo forte, nobile, di grande responsabilità».
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