LA NUOVA CLASSE DIRIGENTE /8
Le donne dirigenti: più impulso alla scienza
Aiutiamo il commercio a uscire dal tunnel
Inchiesta sulla classe dirigente triestina: l'ottava puntata
di Arianna Boria
Ricerca, impresa, istituzioni. Tre interlocutori, un dialogo
indispensabile per accelerare la crescita della città della scienza
triestina. Per richiamare altri «cervelli» e altri imprenditori
disposti a investire nei loro studi e progetti. A Trieste arrivano
ogni anno più di ottomila ricercatori stranieri, ma il loro numero
potrebbe ancora salire. C’è una parola chiave, scelta da tutti per
sintetizzare il futuro, possibile sviluppo del campus scientifico:
«attrattività». Che per i ricercatori significa avere a
disposizione infrastrutture e capitali, per l’imprenditore la
possibilità di confrontarsi con una serie di intelligenze in grado
di far fruttare al meglio i suoi soldi e, magari, aiutarlo a
realizzare un brevetto e a conquistare settori di mercato.
Ma «attrattività», per entrambi, vuol dire anche un contesto
abitativo e sociale dove inserirsi con serenità, insieme alla
propria famiglia: una casa a prezzi adeguati, una scuola
internazionale per i figli, l’opportunità di venire a contatto con
l’offerta culturale e associativa della città, sportelli che
risolvano in fretta il problema dei visti. Integrare i ricercatori
nel tessuto urbano, significa farne dei soggetti partecipi, che si
muovono, spendono, contribuiscono al benessere di tutti,
intellettuale ma anche economico. Sono interazioni che a Trieste si
sperimentano da tempo e con successo. Ma si potrebbe fare di più,
più in fretta, con minori difficoltà e intoppi. Perchè c’è, nei tre
interlocutori, un anello debole...
Maria Cristina Pedicchio, matematico, ex presidente Erdisu, ex
presidente dell’Area di ricerca, è oggi presidente del Consorzio
per il Centro di biomedicina molecolare di Basovizza (Cbm), dove,
allo stesso tavolo, siedono diciotto partner, metà pubblici e metà
privati: le Università di Trieste e di Udine e la Sissa, vari
Centri studi di carattere medico e biotecnologico, dieci aziende
private, Friulia, le Assicurazioni Generali. «Non è stato facile
mettere tutti assieme - testimonia Pedicchio - ma se l’esperienza
funziona, come nel nostro caso, si può arrivare a un processo
straordinario, ovvero dalla creazione della conoscenza alla sua
applicazione, dalla ricerca al farmaco, alla nuova terapia, alla
nuova diagnosi. L’idea è quella di portare la ricerca al mercato,
di creare un sistema unico che riempia tutta la filiera della
conoscenza. E per farlo, e nel modo più rapido possibile, è
necessario mettere insieme tutti gli attori». Scienza e mercato.
Pubblico e privato insieme, collaborazione ormai pretesa da tutti i
finanziamenti europei. «In questi ultimi anni - prosegue Pedicchio
- la comunità scientifica, in Europa, in Italia, e soprattutto a
Trieste, si è aperta su due livelli. Innanzitutto alle imprese. E
poi alla società, alla città e ai suoi cittadini. E’ importante che
non si parli più di ”torre d’avorio”, perchè se il territorio
conosce, diventa consapevole delle potenzialità che ha a portata di
mano, se l’opinione pubblica supporta determinati filoni di
ricerca, ecco che allora la ricerca tornerà ad avere un forte
impatto economico sul territorio. Come Distretto di medicina
abbiamo attratto aziende, finanziamenti, riceviamo centinaia di
richieste di ricercatori stranieri di trasferirsi qui. All’Area è
arrivato un soggetto come Microsoft. L’apertura, la consapevolezza
che la scienza è un valore, ha un aspetto fortemente positivo,
ma...».
Eccolo, il «ma». Che riguarda appunto il terzo anello della catena:
la politica. Una politica prima «estranea», abbastanza indifferente
alla scienza, vissuta come un corpo misterioso e un po’ alieno, e
che oggi invece, quanto più la comunità dei cervelloni si è aperta
all’esterno, ha scoperto come un appetibile bocconcino. «E’ proprio
questo il problema», commenta Pedicchio. «La nostra apertura al
mondo economico e sociale ha provocato l’”assalto” dei politici.
Intendiamoci: la scienza ha bisogno della politica. E’ il terzo
tassello: accademia, aziende, istituzioni. La politica deve dare
indirizzi, strategie, priorità, deve farsi garante della certezza e
della trasparenza dei finanziamenti, deve assicurare che i percorsi
scelti si svolgano sul medio-lungo termine, tempo necessario nel
mondo scientifico per ottenere delle ricadute. Il suo è un ruolo
forte, nobile, di grande responsabilità».