La furia del Giaguaro non ha età
«Ho la palla ovale nel sangue, ma ho fatto boxe, tuffi, sci, atletica e baseball»
di Ugo Salvini
Lo chiamano da sempre il Giaguaro. Una definizione che è un
programma e al contempo una fotografia del suo carattere. Entrambi
perfettamente appropriati per Luciano Miani, over 70 che non vuole
dichiarare con esattezza l’età, «perché altrimenti mi impediscono
di continuare a giocare», e che vanta più di mezzo secolo di
militanza nel rugby. Una presenza che non conosce soste.
«L’ultima prestazione – dice con orgoglio – è stata quella di
qualche settimana fa a Padova. Con frequenza organizziamo, con i
vecchi amici del Petrarca e del Rovigo, mini tornei a tre per old,
cioè avversari di un tempo che amano ancora ritrovarsi per lanciare
la palla ovale. Ho giocato tre tempi con la mia squadra, il Tandoi
di Trieste, che raggruppa molti degli ex giocatori della Fiamma e
di altre formazioni locali, sfoderando la grinta di sempre».
C’è un particolare che illustra meglio di qualsiasi altro la
grinta del Giaguaro. Luciano Miani lo spiega così: «Il regolamento
delle partite di rugby per meno giovani prevede che gli under 65
indossino calzoncini di colore rosso, gli under 70 di colore oro e
gli over 70 di colore porpora. Tutto questo – precisa – perché nei
confronti degli under 65 il placcaggio è possibile, ma deve essere
leggero, verso gli under 70 è sostituito da un tocco sul corpo,
mentre gli over 70 non possono in nessun caso essere fermati.
Ebbene, io ho sempre rifiutato i calzoncini di qualsiasi colore,
perché voglio essere nel cuore del gioco e sentire la partita come
quand’ero giovane».
Nato a Monfalcone, ma arrivato a pochi mesi d’età a Trieste,
Luciano Miani dovette ben presto diventare uomo, avendo perso il
padre. Un altro segnale del suo carattere particolare lo diede a 17
anni: «Avevo problemi di salute – ricorda – e andai dal medico, che
mi prescrisse una caterva di farmaci. Appena uscito dall’a
mbulatorio gettai le ricette in un cestino e andai a iscrivermi in
una palestra di pugilato, altra disciplina che mi piaceva».
Alto 170 centimetri, poco più di un’ottantina di chili di peso, il
giaguaro era un peso medio quasi perfetto: «Tiravo di boxe per il
Crda di Monfalcone – dice – e furono anche quelli momenti molto
belli».
Ma nel suo cuore era già entrato, per non uscirne più, il rugby:
«Ho fatto molti sport – afferma – come tuffi, sci, atletica leggera
nelle specialità del lancio del disco e del peso, calcio, baseball,
ma nel sangue ho la palla ovale. La recente gita a Padova, per il
triangolare con gli old veneti – evidenzia Luciano Miani – era
occasionata anche dalla possibilità di assistere all’amichevole
Italia-Australia di rugby. Ebbene – dice con orgoglio – si sono
ritrovate 30mila persone, con la presenza di molti australiani e
tutti hanno vissuto la festa nel vero senso della parola. Il rugby –
prosegue il Giaguaro – è uno sport duro, difficile, ma c’è totale
rispetto per l’avversario, per gli arbitri, per le regole, per il
pubblico. Non servono forze dell’ordine sugli spalti quando in
campo si gioca con la palla ovale: il rugby è poesia. Anzi –
dichiara con serietà – lo sport per me è stato maestro di vita,
perché mi ha forgiato il carattere, disciplinandolo all’interno
delle regole del gioco».
Neppure alcuni infortuni, come la lussazione alla spalla, lo hanno
bloccato. Oggi, oltre a giocare con gli amici di un tempo, il
Giaguaro continua anche a fare il talent scout. E tanto per non
restare con le mani in mano, fa l’allenatore di baseball. «Anni fa
fui premiato come migliore allenatore italiano di baseball –
conclude – ma questa è un’altra storia».
(03 dicembre 2008)