LA NUOVA EUROPA E TRIESTE - 6
Fiume tra nostalgie triestine e la voglia d’Europa
di Silvio Maranzana
Le contrapposizioni etniche, strascico degli ultimi genocidi vecchi
di soli quindici anni, non sono sopite a Fiume, sebbene sia per
fortuna difficile che si ripetano i fatti di sangue accaduti alla
fine della seconda guerra mondiale. Ancora oggi non è difficile
vedere alla veneranda età di 86 anni passeggiare per il Corso Oskar
Piskulic, accusato di essere stato a Fiume il capo dell’Ozna, la
polizia segreta jugoslava. È stato processato in Italia solo alcuni
anni fa, incriminato per l’eliminazione nel 1945 di tre autonomisti
fiumani, ma a Roma, dove non si è mai presentato è stato amnistiato
per un omicidio e assolto da altri due.
Appena due notti fa una bomba ha sventrato un bar chiuso per ferie
in via Vukovar che un tempo si chiamava via Trieste. «Ho fatto la
guerra contro i serbi (che a Fiume sono ottomila, ndr.) - ha
dichiarato il proprietario che era il comandante di un’Unità di
guastatori - e forse qualcuno ha voluto vendicarsi». Mentre parlava
aveva accanto il figlio che indossava una maglietta con l’immagine
di Ante Gotovina, il generale catturato alle Canarie per essere
processato per crimini di guerra dal Tribunale internazionale dell’A
ja. Nel 2001 trecento reduci di guerra avevano inscenato in città
una manifestazione di protesta contro la cattura del generale Miko
Norac comandante dei reparti dell’esercito croato di stanza in
Lika, poi condannato a Fiume a 12 anni di carcere. In una città
tradizionalmente rossa che fin dalla nascita dello Stato croato è
sempre stata guidata da giunte di sinistra, non mancano i
nazionalisti croati, ma esiste anche un’associazione degli Amici
del maresciallo Tito (il quale conserva l’intitolazione di una via)
e un gruppo di nostalgici come succede ogni anno il 4 maggio si è
recato a Kumrovac a rendere omaggio alla casa natale dell’ex
dittatore.
«Con l’attuale premier Ivo Sanader i toni nazionalistici si sono
molto ammorbiditi rispetto all’era Tudjiman - commenta Elvio
Baccarini, preside della facoltà di Filosofia della locale
università, che milita nel partito regionalista - e il dialogo tra
il governo e una città di sinistra come Fiume è cresciuto.» La
Croazia ha tentato di cancellare il passato dannunziano, italiano e
jugoslavo di Fiume, ma la passeggiata con Baccarini non può non
procedere con i passi della storia. Una rapidissima ricerca per
trovare qualche vecchio che si ricordi personalmente di D’Annunzio
(dovrebbe avere più di novant’anni) non dà esito. Per la strada
passa in quel momento un giovane cultore di storia fiumana che
indica la prima finestra a destra del grande balcone che orna il
Palazzo del governatore il quale sovrasta solo di qualche centinaio
di metri il Corso: «Affacciato a quella finestra D’Annunzio rimase
ferito sotto i colpi della Marina italiana.»
Erano le quattro del pomeriggio del 26 dicembre 1920 e la nave
Andrea Doria aveva centrato la finestra dello studio del Vate. Il
28 dicembre la città venne cannoneggiata, il giorno dopo la resa fu
inevitabile. Scriverà nel 1940 Garibaldo Marussi: «Passavano tutti
per le sale del palazzo ove il poeta accendeva viva avanti ai loro
occhi la fittizia realtà dei sogni. I detronizzati, gli spodestati,
gli esiliati, gli oppressi venivano a quella nuova mecca collocata
sulle sponde orientali dell’Adriatico per fiutare l’hashish di cui
avevano bisogno onde affrontare ancora la vita e cancellare le
vecchie, continue delusioni.»
Tutto questo è cancellato ora nel palazzo che ospita il Museo
marittimo e storico del litorale croato dove nelle sale laterali
rispetto al grande salone e alla scalinata, si vedono alcuni
modellini di galere e trabaccoli, attrezzi agricoli, abiti
tradizionali, pentoloni vari, ciabatte d’epoca, cesti di vimini,
armi antiche, stanze arredate con mobili del diciottesimo secolo e
indicazioni solo in croato. Unici rimandi all’Italia: un ritratto
di «Iginio cavaliere Scarpa» con l’iscrizione «Di ogni patria
incremento benemerito fautore» e un ritaglio del giornale «Il
regime fascista» che celebra il violinista Frane Kresnik
(1869-1943). Fu in un appartamento triestino di piazza San Giovanni
che l’impresa di Fiume venne concepita e il triestino Ercole Miani,
capitano degli Arditi, conquistatore del Vodice, rivoltella in
pugno si fece consegnare a Palmanova i trentacinque autocarri che
partirono da Ronchi al seguito della Fiat 501 rossa decapottabile,
a Fiume D’Annunzio ricevette la visita della poetessa triestina
Nella Doria Cambon che gli riferì di come la mamma del Comandante
si fosse rivelata nel corso di una seduta spiritica fatta nel suo
salotto di via Geppa a Trieste.