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lunedì 22.03.2010 ore 00.52
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LA NUOVA EUROPA E TRIESTE - 8

Budapest, la porta sull’Est che Trieste vuole riaprire

di Giulio Garau
Trieste non se ne è accorta, non è più da tempo la «porta» tra Est e Ovest, un ruolo perduto molto prima del processo di allargamento dell’Unione europea ai nuovi paesi del Centro Est, bisogna andare indietro agli anni del «crollo» del muro di Berlino. L’Ungheria era il più giovane e irrequieto degli Stati dell’orbita russa, già allora «pronto» a una nuova rivoluzione, dopo quella degli anni ’50 (nei prossimi giorni si aprono le celebrazioni), e a un cambio camaleontico da paese ligio, ma visibilmente insofferente, ai canoni imposti dal regime sovietico, a quelli di uno Stato libero, indipendente e pronto ad aprirsi al mercato. Una trasformazione profonda, visibile e radicale agli occhi di chi conosce e frequenta questo paese da oltre 20 anni, ma che riesce ad impressionare anche il semplice turista che, tornando di tanto in tanto, lo vede cambiare e crescere in maniera tumultuosa, tra mille problemi, ogni anno.

È Budapest ora il vero avamposto dell’Europa a Oriente, il «ponte perfetto» tra Est e Ovest, legata a Vienna da una parte e dall’a ltra ai Balcani e ai paesi della Russia grazie al Danubio che la divide a metà (pure questa una divisione significativa, a occidente la collinare Buda e a oriente Pest, commerciale e caotica) e che fa da gigantesco cordone ombelicale che idealmente tiene unite Ungheria, Austria e mar Nero. Budapest, la «Parigi dell’Est», quasi 1 milione e 700 mila abitanti, dove risiede il 20% dell’intera popolazione ungherese e dove sono concentrate il 60% delle attività economiche e industriali del paese. La capitale dell’Ungheria corre, cresce assieme al paese con uno sviluppo economico che tocca il 4%, e cerca di combattere i numerosi problemi, primo fra i quali un debito pubblico che a fine 2006 sarà pari al 67,3% del Pil (in espansione, secondo gli osservatori, nel 2007 e 2008), e che a causa del gravissimo rapporto deficit/pil (che quest’anno ha raggiunto la soglia del 10%) rallenterà il cammino verso l’i ntroduzione dell’euro. Uno sviluppo contrastato, irrequieto, che comunque, nonostante le difficoltà (anche quelle portate dal nuovo governo di centrosinistra, appena eletto, che ha annunciato l’a umento delle tasse) richiama molti investimenti che rendono Budapest e il Paese tra i più «attrattivi» economicamente.


Lo sa bene anche Trieste che ora, perduto il titolo di porta dell’E st, ma riguadagnato quello di città strategica per la sua posizione geopolitica centrale, cerca di rincorrere e recuperare la fiducia degli operatori di Budapest e dell’Ungheria e quel ruolo che proprio l’Austria-Ungheria, di cui faceva parte assieme a Budapest, le aveva assegnato eleggendola «Porto dell’Impero». Da una parte per investire nella capitale, dall’altra per guadagnare traffici verso il Est Europa. Una situazione di luci ed ombre che vede l’I talia in pole position, terzo partner commerciale (dopo Germania e Austria) dell’Ungheria, ma al settimo-ottavo posto sul fronte degli investimenti. Sono arrivati solo alcuni gruppi bancari, poche altre imprese per lo più medio-piccole, tante società e molti professionisti.

Anche Trieste fa la sua «modesta» parte, con la Prioglio (che ha fondato alcune società, una in particolare si chiama Miramar Kft) specializzata in scambi commerciali sul fronte dell’Ucraina. Soltanto pochi mesi fa invece l’Autamarocchi ha insediato una nuova azienda (Autamarocchi Kft) di trasporto e di logistica, controllata al 100% da Trieste, guidata da un carnico, Marco Moroldo (che prima lavorava per la Prioglio), e che sta spostando alcune motrici (per ora cinque camion, spiega il vice-direttore generale Ervino Harej, che a Natale diventeranno 20 e nel 2007 almeno 50) voluta per aggredire il mercato del Centro-Est Europa «prima che quel mercato invada noi» spiegano i vertici dell’Autamarocchi visto che si attendono «flussi enormi di traffico».

Non c’è tempo ora di adagiarsi sfoderando antichi legami di sangue con la capitale ungherese, parentele strettissime (una tra le tante, oltre a Giorgio Pressburger, quella degli Illy che vantano una console onoraria con l’ex presidente degli Industriali Anna Illy), uguaglianze che affondano le radici nel tempo per tradizione culturale, culinaria e in quella dei caffè letterari (a Trieste ormai pochi mentre a Budapest centinaia, tutti affollatissimi). Trieste ha perduto posizioni e deve guardarsi da concorrenti vicini e molto temibili. Uno fra questi è Capodistria (oltre a Fiume) che ha fatto da tempo del suo porto, approfittando anche dei vantaggi di paese non ancora «ingabbiato» dalle ferre regole imposte da Bruxelles, lo scalo di Budapest grazie alla Intercontainer e alla Metrans. Ogni giorno dal porto sloveno partono almeno una coppia di treni-blocco con casse e container alla volta dell’Ungheria, dirette al kombi-terminal di Bilk, alla periferia della capitale.
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