VIA LEGITTIMA MA NON COME GIORNALISTA
di Paolo Possamai
Per quale motivo a Mario Granbassi dovrebbe essere intitolata una
strada? Al di là di logiche di schieramento, vorrei tentare di
riportare il tema alla sua genesi e cioè alla domanda centrale: se
nel percorso professionale di Granbassi emergano ragioni di
esemplarità. Tutti noi viviamo di esempi, buoni o cattivi che
siano. Alla pubblica amministrazione dobbiamo chiedere, sempre e
per definizione, di indicare e praticare buoni esempi.
Che Granbassi sia da additare a esempio in quanto giornalista è
assai discutibile, con buona pace di chi dinanzi alle critiche con
profonda sapienza ribatte "non ce ne può fregar di meno".
Non so dire in quale dei suoi libri, Claudio Magris ci rammenta
che siamo figli e imperscrutabile somma delle persone che abbiamo
incontrato. Non credo che Magris parlasse solo degli uomini che
abbiamo frequentato, ma anche delle parole seminate da uomini nei
libri, nei film, a teatro, nei musei, nelle targhe stradali.
Ebbene, troppe delle parole sparse su carta di giornale e alla
radio da Granbassi lungo gli anni del regime fascista non sono
materia esemplare, se non in negativo.
Se una ragione di riflessione comporta tanta parte del lavoro di
Granbassi, come opportunamente Ceschia rimarca, appartiene allo
stile con cui ha interpretato il mestiere di giornalista. Il Comune
di Trieste, infatti, sta valutando se far incidere su marmo la
targa "Mario Granbassi - giornalista". Per puro spirito di
provocazione, e con l'intento di far venire a galla la questione
per quel che a mio avviso effettivamente è, potrei affermare che
sarebbe invece legittima e fondata la targa "Mario Granbassi -
attivista politico".
Ma il Comune di Trieste pretende di segnalare ai cittadini in
Granbassi un prototipo di "buon" giornalismo. E qui ovviamente
occorrerebbe chiedersi a quali categorie di giudizio si ispira chi
amministra la città nel definire il profilo del "buon" giornalista.
Di sicuro a me non piace la figura del cortigiano, del polemista
monodirezionale, del propagandista. Insomma, ai colleghi secondo i
quali a priori la ragione risiede in una parte, preferisco
senz'altro quanti quotidianamente si interrogano, praticando il
libero esercizio dell'analisi e della critica.
La questione della memoria nella vita democratica è sempre
centrale, tanto più appare delicata in una città come Trieste, che
sulla memoria ha definito identità e alterità. A evitare paralleli
urticanti, usciamo allora da Trieste, per comporre una semplice
metafora: a Milano ai Giardini pubblici di Porta Venezia, nel
pantheon dei busti bronzei dei padri della Patria, lungo i vialetti
dove i cittadini fin da bimbi vengono educati a coltivare il
paesaggio interiore dei buoni esempi a cui orientare la vita,
preferirei senz'altro incontrare Indro Montanelli anziché Emilio
Fede. E con le parole affidate da Melville al suo Bartleby lo
scrivano, a chi propone il nome di Mario Granbassi per una targa
stradale replicherei: "Avrei preferenza di no".
(01 dicembre 2008)