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domenica 22.11.2009 ore 03.27
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Morti d'amianto, 15 manager sotto accusa
Deidda: "Morti senza sapere perché"

di Corrado Barbacini
Quindici dirigenti, che si sono avvicendati dal '65 all'85 al cantiere di Monfalcone, sono formalmente sotto accusa: omicidio colposo plurimo: sono ritenuti responsabili di 42 morti per amianto. È la prima volta che accade in Friuli Venezia Giulia.
Per vent'anni, dal 1965 all'85 - secondo la procura generale di Trieste - non hanno fatto nulla per evitare che la strage provocata dall'amianto si compiesse nei cantieri di Monfalcone. Come dirigenti e manager hanno, di volta in volta, davanti alle vedove o ai figli orfani, di fronte alla morte di centinaia di operai, parlato di inevitabile fatalità e si sono riparati dietro a leggi e consuetudini, avvicinando sempre di più l'impunità verso la prescrizione.

Ma lo Stato non si è arreso davanti alle morti bianche: Beniamino Deidda, il procuratore generale che appena quattro mesi fa aveva avocato a sè le inchieste sulla strage dell'amianto ferme per anni al Tribunale di Gorizia, ce l'ha fatta. È riuscito a chiudere le indagini grazie all'aiuto di un pool di tecnici dell'Azienda sanitaria di Trieste che ha definito «formidabili». Con lui ha lavorato il sostituto procuratore di Pordenone, Fedrico Facchin, distaccato in questo periodo a Trieste.
L'avviso di chiusura delle indagini è stato depositato in cancelleria e in questi giorni gli ufficiali giudiziari lo stanno notificando ai dirigenti, ormai anziani, ma anche alle famiglie dei 42 operai uccisi dall'asbesto che forse mai avrebbero sperato. La norma vuole che entro una ventina di giorni i difensori potranno presentare istanze o memorie alla procura. Poi, scattato questo termine, la parola passerà al Gip con la richiesta di rinvio a giudizio.

«Abbiamo fatto un'indagine approfondita», spiega il procuratore generale Deidda. Poi aggiunge: «Abbiamo ascoltato un'umanità provata che aveva bisogno di giustizia. Si è scavato nelle viscere della Fincantieri come mai era accaduto prima e ora si è fatto capire a questa gente che non è sola». Dice ancora: «Per anni le persone sono morte senza sapere il perché. Si sono incontrati ai funerali degli amici uccisi tutti dalla stessa malattia».

In questi quattro mesi sono stati convocati negli uffici della procura generale di Trieste dirigenti e manager del cantiere di Monfalcone. E intanto sono stati acquisiti nella sede dalla Fincantieri una copiosa serie di documenti. In dettaglio, gli ordini di acquisto dove potrebbe nascondersi l'acquisizione dell'amianto con date e quantità precise. E poi i fascicoli personali di operai che hanno lavorato tra gli anni Sessanta, Settanta e Ottanta all'allora Italcantieri. L'amianto, secondo le testimonianze raccolte, è stato usato sulle unità militari più a lungo che su quelle civili: c'è chi parla anche degli inizi degli Anni Novanta. Perchè la legge che pone il divieto assoluto dell'impiego di amianto è del 1992. Tutti i dati sono stati incrociati e sono emerse le vicende drammatiche di tante e tante inspiegabili morti bianche.
L'indagine, che ha subìto una grande accelerazione grazie all'interessamento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha coinvolto almeno settecento persone: duecento sono già state uccise dal mesotelioma pleurico e dal carcinoma al polmone, altre 500 si stanno curando. Ma a Trieste sono concentrati alcune decine di fascicoli ritenuti i più a rischio, appunto 42 casi, mentre gli altri sono rimasti in gestione alla Procura di Gorizia, competente per territorio su Monfalcone. Questa Procura da fine settembre è stata affidata a Caterina Ajello: ha preso il posto dell'ex procuratore Carmine Laudisio che aveva lasciato l'incarico in base alle nuove norme che hanno dichiarato decaduti i capi degli uffici rimasti in carica per più di otto anni.

Il 24 gennaio all'inaugurazione dell'Anno giudiziario il presidente della Corte d'Appello Carlo Dapelo aveva lanciato l'allarme. «Sono stato a Gorizia assieme al procuratore generale Beniamino Deidda e abbiano verificato la situazione. Novecento procedimenti penali collegati al fenomeno delle morti per amianto sono in attesa di una definizione. Solo limitati casi sono stati esauriti. L'organico è del tutto insufficiente. Ma Roma non ha risposto alle sollecitazioni anche perché il Friuli Venezia Giulia non gode di un trattamento privilegiato all'interno del Ministero. Non si capisce cosa deve accadere perché l'organico del Tribunale di Gorizia sia adeguato alle necessità create dall'emergenza amianto». Poi l'inchiesta era stata avocata dalla procura generale. «Abbiamo fatto in quattro mesi quello che non si è fatto in tanti anni», ha detto il procuratore Deidda.
(14 dicembre 2008)
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