Morti d'amianto, 15 manager sotto accusa
Deidda: "Morti senza sapere perché"
di Corrado Barbacini
Quindici dirigenti, che si sono avvicendati dal '65 all'85 al
cantiere di Monfalcone, sono formalmente sotto accusa: omicidio
colposo plurimo: sono ritenuti responsabili di 42 morti per
amianto. È la prima volta che accade in Friuli Venezia
Giulia.
Per vent'anni, dal 1965 all'85 - secondo la procura generale di
Trieste - non hanno fatto nulla per evitare che la strage provocata
dall'amianto si compiesse nei cantieri di Monfalcone. Come
dirigenti e manager hanno, di volta in volta, davanti alle vedove o
ai figli orfani, di fronte alla morte di centinaia di operai,
parlato di inevitabile fatalità e si sono riparati dietro a leggi e
consuetudini, avvicinando sempre di più l'impunità verso la
prescrizione.
Ma lo Stato non si è arreso davanti alle morti bianche: Beniamino
Deidda, il procuratore generale che appena quattro mesi fa aveva
avocato a sè le inchieste sulla strage dell'amianto ferme per anni
al Tribunale di Gorizia, ce l'ha fatta. È riuscito a chiudere le
indagini grazie all'aiuto di un pool di tecnici dell'Azienda
sanitaria di Trieste che ha definito «formidabili». Con lui ha
lavorato il sostituto procuratore di Pordenone, Fedrico Facchin,
distaccato in questo periodo a Trieste.
L'avviso di chiusura delle indagini è stato depositato in
cancelleria e in questi giorni gli ufficiali giudiziari lo stanno
notificando ai dirigenti, ormai anziani, ma anche alle famiglie dei
42 operai uccisi dall'asbesto che forse mai avrebbero sperato. La
norma vuole che entro una ventina di giorni i difensori potranno
presentare istanze o memorie alla procura. Poi, scattato questo
termine, la parola passerà al Gip con la richiesta di rinvio a
giudizio.
«Abbiamo fatto un'indagine approfondita», spiega il procuratore
generale Deidda. Poi aggiunge: «Abbiamo ascoltato un'umanità
provata che aveva bisogno di giustizia. Si è scavato nelle viscere
della Fincantieri come mai era accaduto prima e ora si è fatto
capire a questa gente che non è sola». Dice ancora: «Per anni le
persone sono morte senza sapere il perché. Si sono incontrati ai
funerali degli amici uccisi tutti dalla stessa malattia».
In questi quattro mesi sono stati convocati negli uffici della
procura generale di Trieste dirigenti e manager del cantiere di
Monfalcone. E intanto sono stati acquisiti nella sede dalla
Fincantieri una copiosa serie di documenti. In dettaglio, gli
ordini di acquisto dove potrebbe nascondersi l'acquisizione
dell'amianto con date e quantità precise. E poi i fascicoli
personali di operai che hanno lavorato tra gli anni Sessanta,
Settanta e Ottanta all'allora Italcantieri. L'amianto, secondo le
testimonianze raccolte, è stato usato sulle unità militari più a
lungo che su quelle civili: c'è chi parla anche degli inizi degli
Anni Novanta. Perchè la legge che pone il divieto assoluto
dell'impiego di amianto è del 1992. Tutti i dati sono stati
incrociati e sono emerse le vicende drammatiche di tante e tante
inspiegabili morti bianche.
L'indagine, che ha subìto una grande accelerazione grazie
all'interessamento del Capo dello Stato Giorgio Napolitano, ha
coinvolto almeno settecento persone: duecento sono già state uccise
dal mesotelioma pleurico e dal carcinoma al polmone, altre 500 si
stanno curando. Ma a Trieste sono concentrati alcune decine di
fascicoli ritenuti i più a rischio, appunto 42 casi, mentre gli
altri sono rimasti in gestione alla Procura di Gorizia, competente
per territorio su Monfalcone. Questa Procura da fine settembre è
stata affidata a Caterina Ajello: ha preso il posto dell'ex
procuratore Carmine Laudisio che aveva lasciato l'incarico in base
alle nuove norme che hanno dichiarato decaduti i capi degli uffici
rimasti in carica per più di otto anni.
Il 24 gennaio all'inaugurazione dell'Anno giudiziario il presidente
della Corte d'Appello Carlo Dapelo aveva lanciato l'allarme. «Sono
stato a Gorizia assieme al procuratore generale Beniamino Deidda e
abbiano verificato la situazione. Novecento procedimenti penali
collegati al fenomeno delle morti per amianto sono in attesa di una
definizione. Solo limitati casi sono stati esauriti. L'organico è
del tutto insufficiente. Ma Roma non ha risposto alle
sollecitazioni anche perché il Friuli Venezia Giulia non gode di un
trattamento privilegiato all'interno del Ministero. Non si capisce
cosa deve accadere perché l'organico del Tribunale di Gorizia sia
adeguato alle necessità create dall'emergenza amianto». Poi
l'inchiesta era stata avocata dalla procura generale. «Abbiamo
fatto in quattro mesi quello che non si è fatto in tanti anni», ha
detto il procuratore Deidda.
(14 dicembre 2008)