LE VISUALI DEL NORD EST
IL LABORATORIO DI ILLY
Mentre a livello nazionale il Partito democratico ancor prima di
nascere sta imbarcando quintalate di parole, polemiche, distinguo,
la sua variante settentrionale sta nascendo in silenzio in un
piccolo ma interessante laboratorio nordestino: il Friuli Venezia
Giulia. Che, particolare non irrilevante, andrà alle urne tra meno
di un anno per le regionali: dovesse perdere pure lì dopo la
batosta di pochi mesi fa, il centrosinistra farebbe un altro letale
passo verso la condanna all'opposizione perpetua.
L’artefice di questa sperimentazione è Riccardo Illy, che da marzo
a oggi ha introdotto senza strepiti tre rilevanti novità: 1) la
nuova legge elettorale regionale; 2) l'accordo con Roma sulla
gestione delle tasse locali; 3) l'apertura a un'ipotesi di intese
con la Lega per il voto della primavera 2008. Regole elettorali,
federalismo fiscale, mano libera sulle alleanze: non sono
esattamente tre dei punti-cardine inseriti dai leader del Nord nel
documento-manifesto per un Partito Democratico che riscatti il loro
schieramento dalla condanna all'eterna sconfitta? E non dice niente
il fatto che a incassare questi risultati e a tracciare la strada
sia un personaggio da anni a capo di un governo di centrosinistra,
prima nel Comune di Trieste e poi in Regione, in un'area che alle
politiche vota centrodestra al 60 per cento? Merita dare
un'occhiata, a questi tre paletti.
Atto primo. Dopo anni di discussioni e rinvii, il Consiglio
regionale friulano vara una legge elettorale che introduce lo
sbarramento al 4 per cento (minoranza slovena a parte), assegna un
premio di maggioranza al 60 per cento, prevede un limite di mandati
di tre legislature (due per presidente e assessori), fissa una
soglia minima del 40 per cento di quote rosa, elimina la vergogna
del listino (il gruppo di persone elette senza essere votate, in
pratica una pattuglia di pretoriani del presidente ). Dettaglio non
da poco: contro questo tipo di riforma si è pronunciata la lista
civica nata a sostegno dello stesso Illy; il quale comunque è
andato avanti per la sua strada.
Atto secondo. Mentre le Regioni a statuto ordinario litigano col
governo, i Comuni con le Regioni, le Province col resto del mondo,
il governatore friulano va a Roma e ottiene dal Consiglio dei
ministri un decreto legislativo grazie al quale le tasse in
compartecipazione riscosse sul territorio del Friuli-Venezia Giulia
non vengono più girate allo Stato, che poi le ritorna indietro come
e quando gli pare (cosa che aveva determinato un credito regionale
di 2 miliardi di euro, in pratica metà delle entrate di un anno),
ma rimangono a Trieste. Una svolta giustamente definita epocale da
Illy, in virtù della quale oltre 3 miliardi di euro restano dove
sono incassati: insomma, quell'autonomia finanziaria di cui tanto
si parla, ma pressoché a vuoto.
Atto terzo. Discutendo di alleanze, il governatore friulano spiega
con molta tranquillità che negli scenari prossimi venturi può
benissimo rientrare anche un accordo con la Lega, ancorato alle
cose da fare. Un cuneo mica da poco piantato nelle fiancate di una
Casa delle Libertà che in regione si sta faticosamente
ricompattando dopo i piatti rotti degli ultimi anni. E anche qui,
nulla di episodico: non è un caso se il cosiddetto Parlamento del
nord del Carroccio ha escluso dalle proprie riunioni un certo
Berlusconi, e ha invece rivolto un espresso invito a Illy; il quale
ci è andato per spiegare come il federalismo fiscale si possa
portare concretamente a casa anche senza mettersi necessariamente a
urlare sotto le finestre del governo.
C'è in tutto questo, se non una lezione, almeno una traccia di
lavoro per chi sta costruendo il Partito democratico, ed è
interessato a riscuotere anche il consenso degli elettori, oltre
che l'attenzione di giornali e televisioni? E può rappresentare uno
spunto di riflessione il fatto che a condurre questi esperimenti
sul campo sia una persona che dichiaratamente si tiene fuori dal
Partito Democratico, ma che si colloca comunque nel centrosinistra,
per giunta facendolo vincere da una quindicina d'anni a questa
parte? Due domande retoriche, di fronte al miserando spettacolo di
un'Unione che ogni giorno nei fatti contraddice il proprio nome.
Ma due domande cui bisognerà pure dare risposta. A meno che perdere
non sia diventato un piacere.
(29 luglio 2007)