Pari dignità per le nozze gay in Austria

Lo ha stabilito una sentenza della Corte costituzionale. Un trattamento “diverso” violerebbe i diritti dell’uomo

    di Marco Di Blas

    UDINE. Pari dignità per i matrimoni gay. Lo ha stabilito la Corte costituzionale austriaca, decidendo sul ricorso presentato da una coppia omossessuale di Voitsberg (Stiria), che lamentava il trattamento discriminatorio riservatole dall’autorità comunale. In Austria i matrimoni tra persone dello stesso sesso erano stati introdotti tre anni fa, dal governo attualmente in carica, che è formato da una coalizione tra socialdemocratici (Spö) e popolari (Övp). Ma, su pressione del Partito popolare, conservatore e vicino alla Chiesa, erano state negate loro le stesse formalità previste per i matrimoni tra copie eterosessuali. Niente sala consiliare o delle cerimonie per la celebrazione del “rito” (stiamo parlando ovviamente di matrimoni civili), nessun coinvolgimento del sindaco o di un suo rappresentante per chiedere ai componenti della coppia di pronunciare il “fatidico sì” e per dichiarare quindi avvenuta la loro unione. Soltanto la burocratica compilazione di un modulo da sottoscrivere poi allo sportello degli uffici competenti, come quando si registra un atto di compravendita di un immobile.

    Questa la regola generale, con possibili deroghe, a discrezione delle singole amministrazioni locali. Così, per esempio, a Villach (giunta a guida socialdemocratica), fin dal primo matrimonio “omo”, nel gennaio 2010, il sindaco Helmut Manzenreiter ha concesso alla coppia per la cerimonia la sala delle feste del municipio. Diverso il comportamento del sindaco di Klagenfurt, Christian Scheider (liberalnazionale), che inizialmente ha voluto che la cerimonia si risolvesse nella semplice firma di un pezzo di carta, allo sportello dell’ufficio anagrafe, e che solo in un secondo momento, su pressione dei Verdi e dell’opinione pubblica, si è convinto a concedere anche alle coppie gay la più dignitosa “Europasaal” per la cerimonia.

    I “novelli sposi” di Voitsberg avevano avuto a che fare con un’amministrazione comunale dello stesso orientamento di quella di Klagenfurt, ma si sono ribellati. Volevano che il loro grande giorno fosse “grande” davvero e non umiliato allo sportello di un ufficio di stato civile. Per questo si sono opposti al provvedimento amministrativo, aprendo un procedimento che ha consentito il ricorso alla Corte costituzionale. E il massimo organo giudiziario austriaco ha dato loro ragione, spiegando che una distinzione tra i matrimoni omosessuali e i matrimoni “classici” avrebbe rappresentato una violazione dei diritti dell’uomo.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    11 febbraio 2013

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