Soprintendenza, funzionari in rivolta

Lettera di 16 dipendenti a Maria Giulia Picchione: condizioni di lavoro insostenibili, così si cancella quel poco di credibilità e prestigio rimasti

    Gabriella Ziani

    Condizioni di lavoro insostenibili, impegno quotidiano spropositato, inesistenti rapporti col mondo esterno, carichi di responsabilità inaccettabili, ordini confusi, «processo di distruzione che pare irreversibile» denunciato da «dipendenti che amano il proprio lavoro e vorrebbero recuperare dignità e prestigio». È un atto d’accusa durissimo, lo lanciano 16 funzionari della Soprintendenza ai Beni architettonici con una lettera inviata allo stesso neo-soprintendente, Maria Giulia Picchione, che proprio l’altro giorno ha denunciato le critiche condizioni dell’ufficio, ma rivendicando l’assiduità del proprio lavoro, e ai sindacati Cgil, Cisl e Uil, nonché per conoscenza al direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines.

    L’obiettivo di questa protesta sindacale, che è anche un canto amaro, è proprio Picchione, che così raccoglie (nonostante l’orgogliosa rivendicazione del proprio operato) l’ultimo atto d’accusa dopo tanti, quello dei suoi dipendenti che, dice la lettera, «con profondo rincrescimento rappresentano le condizioni operative e gestionali che si sono create all’interno della Soprintendenza ai Beni architettonici dal maggio scorso conseguentemente all’ultimo degli infiniti cambi di dirigenza». Miramare langue per carenze di soldi e personale, qui si langue alla stessa maniera.

    Tra le criticità che hanno spinto a scrivere una lettera ufficiale i 16 indicano «assenza di indirizzi che motivino e avallino la palese discontinuità con le pur tante precedenti gestioni», percepite, si afferma, anche da privati e istituzioni e «che sta cancellando quel poco di credibilità e prestigio rimasti e che noi tutti saremmo orgogliosi di conservare».

    Una reazione interna che segue a interrogazioni regionali e parlamentari, alle critiche del Comune, alla sollevazione degli Ordini professionali, e che Picchione ha rintuzzato dicendo che «ora si rispettano le regole, prima solo il 5% delle pratiche architettoniche e paesaggistiche veniva esaminato e quasi tutte passavano per “silenzio-assenso”».

    Ma per i dipendenti «le nuove priorità e le nuove procedure hanno provocato un aumento esponenziale di lavoro», «una mole enorme di esposti e contenziosi per i quali si è assolutamente inadeguati a livello di organico e di figure professionali, mentre ciò comporta un’assunzione di responsabilità che non si intende assumere». Scrivono che l’organizzazione del lavoro è «destabilizzata», che ci si deve fermare in ufficio «fino oltre le 20», si è «richiamati dalle ferie per assistenza alla firma dei documenti con anticamere di svariate ore, a volte infruttuose», e che questo «è chiaramente imputabile alla ridotta presenza del dirigente nelle varie sedi»: «Da maggio la presenza dell’attuale dirigente è totalmente inadeguata, i rapporti anche istituzionali con l’esterno sono praticamente inesistenti, l’attività è svolta via telefono o posta elettronica, senza regole d’orario».

    Da ultimo, prima di invocare qualcosa che blocchi «il processo di distruzione», i 16 lamentano anche «pagamenti in ritardo che provocano «palesi insofferenze, innumerevoli telefonate, note di sollecito e diffide». Per il personale «situazioni incresciose e insostenibili».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    14 settembre 2012
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