E la soprintendente se ne va con le chiavi

A Palazzo Economo colleghi e dipendenti mezz’ora in strada. Parte la protesta ai superiori

    di Corrado Barbacini

    Ore sette e tre quarti del mattino. Un gruppetto scalpitante di persone vuole entrare a lavorare, ma non può. Manca la chiave per entrare negli uffici. Parte la caccia a chi ha messo in tasca quella chiave. E subito dopo anche la lettera di ufficiale protesta di un dirigente al suo superiore. Che si vede obbligato a stilare un ordine di servizio affinché i custodi (che si dividono fra più compiti, essendo pochissimi) restino i detentori delle serrature, anche per ragioni di sicurezza.

    È accaduto alla Soprintendenza di palazzo Economo. Dove il famoso “ultimo che esce chiuda la porta” ha anche obblighi di rendere reperibile la chiave e di attivare gli allarmi. Ma la sera precedente qualcuno si era attardato al tavolo di lavoro, a smaltire pratiche. Da solo. E andandosene, ben oltre l’orario stabilito, aveva chiuso il portone e s’era messo la famosa chiave semplicemente in borsa.

    La mattina dopo, in quella mezz’ora passata in strada, i dipendenti della Soprintendenza hanno ricostruito. La chiave era in possesso del nuovo soprintendente ai Beni architettonici, Maria Giulia Picchione. Che è stata raggiunta da una telefonata urgente in albergo, e si è precipitata in piazza Libertà.

    «È vero, tutti gli uffici erano chiusi a chiave - conferma il soprintendente Luca Caburlotto -, e questa è cosa grave perché si è mancato all’osservanza di un preciso protocollo. La soprintendente, che è così ligia alle regole, alle leggi e ai codici, dovrebbe prima di tutto osservarli lei stessa». E così Caburlotto, soprintendente ai Beni storici e artistici, da sempre in lotta per la carenza di personale, ha dapprima interpellato la Prefettura, e di seguito inviato una lettera al direttore regionale dei Beni culturali, Giangiacomo Martines, esprimendo profonda preoccupazione e “vivo sconcerto” per quanto accaduto, poiché le chiavi erano state «arbitrariamente trattenute impedendo l’ingresso ai dipendenti e non osservando le regole di sicurezza».

    Martines ha stilato allora un calendario di presenze dei custodi da mattina a sera, tenendo conto delle ferie estive e del fatto che appunto i custodi vengono anche impiegati negli uffici, per ragioni di organico. Sono nove, ma meno della metà “custodiscono” e basta. E secondo Caburlotto «dovrebbero essere tutti al castello di Miramare, invece vengono dirottati a palazzo Economo».

    Il castello, si sa, rischia (come già avvenuto in alcuni importanti musei statali nel resto d’Italia) di non poter più assicurare le aperture domenicali, perché i dipendenti essendo pochi superano prima della fine dell’anno i limiti d’impiego nei giorni festivi e in orario notturno. Tema all’ordine del giorno, che la chiave scomparsa ha solo acuito. (g. z.)

    30 luglio 2012

    Lascia un commento

    Casa di Vita

    Come gestire gli attacchi di fame

    Altri contenuti di Cronaca

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione

    Negozi

    ilmiolibro

    Oltre 300 ebook da leggere gratis per una settimana

     PUBBLICITÀ