Sparite le intercettazioni in bilico il processo Ponti

Ex comandante della Polstrada a giudizio: distrutti file originali e server, in Procura solo le registrazioni trasferite su Cd con “omissis”. L’avvocato: serve un’indagine

    di Claudio Ernè

    Rischia il naufragio il processo che vede sul banco degli imputati l’ex comandante dalla polizia stradale di Trieste Francesco Ponti e Alessandro Russi, titolare fino al dicembre 2009 della ditta Autronica, Alessandro Russi a cui il Comune ha affidato il servizio di ricupero e custodia dei mezzi incidentati e sequestrati. Sono accusati di corruzione. Questo processo rischia il naufragio perché le intercettazioni telefoniche originali che stanno alla base dell’inchiesta non esistono più. Sono state distrutte assieme al “server” che le aveva raccolte nella stanza di ascolto della caserma di San Giacomo che ospita il Comando provinciale dei carabinieri di Trieste.

    La sconcertante scoperta è stata effettuata ieri dall’avvocato Andrea Frassini che si è recato, assieme ai suoi consulenti e a quelli nominati dal Tribunale, nell’ufficio che avrebbe dovuto custodire - come pretende la legge e come è stato ribadito da due sentenze della Corte di Cassazione - il server con i files originali della intercettazioni disposte nel corso dell’indagine. Ma il server non c’era più. Al suo posto un verbale di “distruzione” redatto dai carabinieri che dice che l’apparecchio risulta distrutto il primo aprile 2011 dai tecnici della ditta “Radio Trevisan”.

    Le registrazioni delle conversazioni intercettate, secondo i carabinieri, sono state trasferite su 18 dischetti Cd depositati negli uffici della Procura della Repubblica. Ma la legge dice che i files originali devono restare a disposizione della parti nel caso sorgesse qualche dubbio o sulla loro trasposizione integrale. Va aggiunto che il presidente del Tribunale Filippo Gulotta aveva accolto solo pochi giorni fa la richiesta dei difensori degli imputati di accedere e trascrivere integralmente il contenuto dei files audio delle intercettazioni dell’indagine, dal momento che su quelli depositati compaiono numerosi “omissis” congiunti a commenti esplicativi.

    Ma non basta. L’avvocato Andrea Frassini ha chiesto di poter esaminare i verbali di distruzione del server che non esiste più dal primo aprile 2011. Se è stato distrutto e i singoli componenti non sono stati riciclati, deve esistere un documento che testimonia il conferimento dell’apparecchio in una discarica per rifiuti speciali. Se questo documento non esiste, secondo il legale, è possibile che il disco rigido su cui erano state raccolte le intercettazioni sia finito in un altro computer o in un altro server con un alto rischio che informazioni siano ancora ricuperabili chissà da chi.

    «Di quanto è accaduto intendo informare ufficialmente la Procura generale della Repubblica perché indaghi su questa sparizione» ha spiegato ieri l’avvocato Frassini, che è anche presidente della Camera penale di Trieste. «Ritego che i diritti dei cittadini vadano rispettati. Quel server non doveva essere distrutto o rimosso. Cercare di ricuperarne il contenuto dai Cd non cancella una palese violazione della legge che sottolinea a chiare lettere che i files originali devono restare a disposizioni del Tribunale. Quei files oggi non esistono più e tutto il processo ne è condizionato. Lì potrebbero essere state contenute anche prove decisive per il proscioglimento degli imputati...»

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 giugno 2012

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