Ospizio, la Regione salva Marin e non si costituisce parte civile

Oggi a Gorizia il via al processo per malversazione. Tondo: «Troppi impegni degli assessori. Non c’è stato il tempo per discutere in giunta». La Provincia invece l’ha fatto. C’erano a disposizione 4 mesi

    di Roberto Covaz

    GORIZIA. Troppi impegni degli assessori e in giunta regionale salta il numero legale al momento di deliberare la costituzione di parte civile della Regione nel cosiddetto processo Ospizio Marino di Grado, che comincia oggi al Tribunale di Gorizia.

    «Non c’è stato il tempo materiale per discutere. C’erano commissioni e altri impegni», spiega il presidente Tondo. Il quale si riferisce alla giunta di mercoledì, durante la quale gli assessori hanno trovato il tempo per approvare altre delibere.

    Non c’è stato il tempo per discutere? Strano, perché l’udienza preliminare si era tenuta lo scorso 24 gennaio. Oltre quattro mesi fa. Un periodo che è invece bastato alla Provincia di Gorizia, capace di onorare l’impegno pubblico assunto con le migliaia di invalidi e i settanta (ex) dipendenti dell’Ospizio marino di Grado, rimasti senza cure e senza lavoro.

    Brutta storia, la mancata costituzione di parte civile della Regione. Per due motivi, almeno.

    Il primo è che tra gli imputati di malversazione c’è anche Roberto Marin, attuale consigliere regionale del Pdl e presidente di commissione. Il dubbio è che i suoi colleghi di schieramento abbiano voluto avere un occhio di riguardo. Tradotto: la casta che cerca di salvare sé stessa.

    Taglia corto Tondo: «Non è assolutamente così. Avevo parlato con Marin e gli avevo spiegato che l’orientamento della giunta era quello di costituirsi parte civile. Pensare ad altro è speculare politicamente».

    Il secondo motivo è ancora più sconcertante. L’ex consiglio di amministrazione dell’ex Fondazione Ospizio marino deve rispondere di malversazione. Nel 2001 - secondo l’accusa - anziché impiegare i 350mila euro avuti dalla Regione per sistemare l’antica sede dell’Ospizio, avrebbe dirottato quella somma nei lavori della clinica Sant’Eufemia. Tradotto la Regione ha erogato un contributo per fare una cosa e il cda ne ha fatto un’altra. I soldi, non si sa mai qualcuno sia distratto, sono pubblici, dei contribuenti. Ancora: la Regione si era regolarmente e opportunamente costituita parte civile nel processo Rialto, un filone del crac Ospizio. Anche in questo caso i fondi regionali erano stati spesi altrimenti. Il processo per truffa si è concluso con la condanna a due anni del principale imputato, Rodolfo Medeot, coinvolto anche nel nuovo processo.

    Costituirsi parte civile non è uno scherzo. Gli avvocati della Provincia hanno dovuto studiare faldoni alti un metro, chiedere consulenze, impegnare a fondo l’apparato. Ma la parola è la parola. Oggi toccherà ai giudici accettare o meno la costituzione. Ma questa è un’altra storia.

    Il consigliere regionale del Pd Franco Brussa: «La mancata costituzione è un altro colpo alla credibilità della maggioranza e della giunta regionali. A parole dicono di lavorare per l’Ospizio ma i fatti sono opposti. Il mio sospetto è che abbiamo voluto tutelare uno di loro, Roberto Marin. Tondo con questo atto non ha fatto gli interessi della comunità ma solo quelli della sua bottega».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 giugno 2012

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