Don Vatta: «Chiesa spaccata? È ora di perdonarci a vicenda»

Il prete degli ultimi esorta al «dialogo» la comunità ecclesiale e il vescovo Crepaldi, senza nominarlo: «Che grande dolore. Cerchiamo di capirci anziché interpretare e attribuire responsabilità o malafede»

    di Piero Rauber

    «Scambiamoci un segno di pace...». Il sacerdote, per una volta, non recita il tradizionale “scambiatevi” dicendo messa. Scende dal pulpito, esce dalle mura di una chiesa. Recita il mea culpa, questo sì. Ma non per scandire la liturgia ai fedeli. I quali - in tempi di fratture nella Chiesa tergestina, consumate all’ombra del settimanale diocesano Vita Nuova - non sono gli unici cui si rivolge. È anche ai suoi pari sacerdoti - e in particolare al primo fra i suoi pari, l’arcivescovo Giampaolo Crepaldi, benché non si permetta di nominarlo - che don Mario Vatta, il prete degli ultimi, il prete scomodo, parla in questo momento «di grande dolore».

    «Scambiamoci» per l’appunto. Che significa, letteralmente, «perdoniamoci a vicenda», se serve, dopo esser tornati a dialogare. Abbandonando «interpretazioni», «attribuzioni di responsabilità o addirittura malafede». E qui il mea culpa - il messaggio sottinteso - venga da tutti, però... Nel giorno in cui la “sua” Comunità di San Martino al Campo presenta il Bilancio sociale, il fondatore e presidente onorario don Mario fa capire dunque di non sentirsi addosso il buonumore e il sorriso delle altre volte. È, questa, d’altronde, l’ora della recrudescenza delle divisioni della Chiesa e della comunità che in essa si riconosce. Nessuno osa proferire che possa esistere, oggi, una Chiesa di destra e una di sinistra. Tempi venuti a galla anche con l’uscita di scena di Fabiana Martini da direttore di Vita Nuova, dopo l’insediamento di monsignor Crepaldi a Trieste, e anche con il successivo investimento della stessa Martini a vicesindaco di Cosolini.

    Sarà allora un caso che alla presentazione delle attività della “creatura” di don Vatta, al Museo Sartorio, non si veda - oltre che a nessun delegato della Diocesi - alcun rappresentante politico di centrodestra. In realtà ce ne sono pochini anche di centrosinistra, ma ce ne sono: Silvano Magnelli, Tarcisio Barbo, e suo figlio Giovanni. Poi Laura Famulari e Roberta Tarlao, assessori al welfare in Comune e Provincia. Di referenti politici di Regione e Azienda sanitaria neanche l’ombra. In ultima fila, confuso tra il pubblico, c’è Alessandro Moncini, referente dei volontari del Servizio ristoro della Comunità di San Martino al Campo che portano cibo e conforto ai disperati che la notte si rifugiano in stazione. Quel Moncini che, a sua volta, aveva squarciato suo malgrado in due la Chiesa cittadina l’anno scorso.

    «La pubblicazione del Bilancio sociale - così don Mario - è un gesto di gratitudine verso i nostri volontari, i nostri operatori, le cooperative, gli enti che ci supportano, e soprattutto i benefattori: ci consentono di continuare a riproporre l’utopia che ci spinse 42 anni fa a sperare, immaginare, sognare che qualcosa, in questa città, si poteva fare per chi fa più fatica e soffre». Fin qui l’ufficialità. A presentazione conclusa, però, le domande sono scontate, attese, a senso unico: che succede alla e nella Chiesa tergestina? «Beh - sospira don Mario - in tanti se lo chiedono. È un momento di dolore, di grande dolore. Certe affermazioni denunciano la presenza di una spaccatura, quando invece la Chiesa avrebbe bisogno di ritrovarsi in unità. Unità non vuol dire uniformità di idee. È piuttosto la conseguenza di uno scambio». Ma come uscirne? «Solo con il dialogo - ribatte don Vatta - solo cercando di comprendere fino in fondo l’altro, e non di interpretare, di attribuire responsabilità o addirittura malafede. Per questo credo serva da tutti un passo avanti, che favorisca l’ascolto, la comprensione, e forse anche il perdonarci reciprocamente per alcune affermazioni che sono state fatte nell’ambito della comunità ecclesiale. Serve un incontro tra le parti... anche se non credo che si possa dire che la Chiesa sia divisa in più parti».

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    14 giugno 2012

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