L’ad Montesi: la Regione ci affianchi per ottenere dallo Stato gli aiuti necessari a superare i due anni che servono per installare un secondo forno elettrico
Incentivi sul prezzo dell’energia, per i due anni che restano (essendo ottimisti) prima che la Ferriera chiuda. Oppure Sertubi andrà all’aria. E il colosso indiano Jindal avrà trovato qui, a Trieste, il suo primo insuccesso mondiale. È la voce forte che esce dal fondo di via von Bruck, a due passi dalla Torre del Lloyd sede dell’Autorità portuale, dove operai e capi si sentono tagliati fuori dal mondo. I sindacati, pur con 180 colleghi in cassa integrazione su poco più di 200 per crisi di mercato, hanno fatto lega con l’amministratore delegato, col “padrone”, contro l’ostilità di tutti, sindaco Cosolini escluso («l’unico che si dà veramente da fare»). L’ostilità più percepita e meno capita è quella della Regione: «Tondo dopo Udine crede che sia già Slovenia».
Parole ancora dure quelle di Leonardo Montesi, al vertice di Sertubi per conto della multinazionale indiana Jindal, il colosso da 13 miliardi di dollari «che ha scelto Trieste come testa di ponte per l’apertura di nuovi mercati, che non ha mai chiuso una sua azienda, ma che qui sta fronteggiando l’indifferenza più totale, e la più grande incertezza visto che la ghisa per fare i tubi ci viene dalla Ferriera, e tra Ferriera ed Elettra non si sa chi è più messo male, adesso c’è un accordo per proseguire la produzione ma chissà quanto durerà».
I patti quando Jindal lo scorso luglio ha affittato per 5 anni l’unica azienda italiana che produce grandi tubazioni per le condotte d’acqua, con una capacità di 80 mila tonnellate all’anno, erano diversi: Ferriera attiva fino al 2014 intero, dunque tre anni di tempo per rendere Sertubi autonoma. Adesso l’orologio cammina ma il meccanismo è inceppato. Qual è veramente il problema?
«Presto detto - risponde Montesi, supportato dalle Rsu -, noi un forno fusorio per sciogliere la ghisa ce l’abbiamo, la Ferriera non è il nostro ultimo destino. Ma se fondiamo i pani spendiamo quattro volte tanto di energia elettrica. In Italia l’energia si paga 134 euro a megawattora, mentre la media europea è di 55-60, tre volte di meno. Ecco dove sono i veri monopoli - prosegue Montesi -. Ma attualmente non consumiamo abbastanza energia per poter accedere alle agevolazioni previste dallo Stato. Dovremmo installare un secondo forno. Senza agevolazioni ci procurerebbe un aggravio di costi pari al 15%. Sarebbe superiore ai prezzi di vendita, dunque si lavorerebbe in perdita».
Per le agevolazioni bisogna consumare almeno 40 megawattora all’anno, Sertubi è a 27. Col secondo forno arriverebbe a sfiorare il tetto necessario. Ma ci vogliono due anni di lavori, permessi, autorizzazioni, installazioni, collaudi. Per avviare il processo, poiché la Ferriera è «a tempo», è questo dunque l’ultimissimo minuto.
«Chiediamo - dice Montesi - di essere accompagnati al governo dalla Regione, per ottenere un temporaneo abbassamento dell’asticella sui 40 megawattora, in modo da superare i due anni. Non possiamo farlo da soli, siamo troppo piccoli per essere grandi. Ma anche troppo grandi per essere piccoli».
Invece Sertubi assiste ai tracolli della Ferriera, ai tavoli in Regione dove non è invitata, si sente sulle sabbie mobili: «La Ferriera dura due anni, 3 mesi o 3 settimane? Mah. E noi intanto da luglio abbiamo già investito 15 milioni di euro a Trieste. Tutto come niente».
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