Nidi, il nuovo regolamento scatena la guerra dei sessi

Citato il sostegno al lavoro delle donne, non più dei genitori. Ma l’aula municipale boccia la formula: gli uomini di centrosinistra (sindaco escluso) votano col centrodestra

    di Piero Rauber

    La maggioranza di Cosolini si spacca in Consiglio comunale? Mah, sarà la solita presa di distanze tra cattolici e laici. O, forse, sarà l’ala comunista che bisticcia col Pd. E invece no. Stavolta in Municipio va in scena una guerra inedita, almeno da quando si è esaurita l’onda sessantottina. La guerra dei sessi. Uomini contro donne. O viceversa. Con il sindaco gentiluomo che prende le difese del gentilsesso. E perde, sapendo di perdere.

    Succede a tarda ora, nel parlamento cittadino di piazza Unità, chiamato a votare l’aggiornamento appena disposto dalla giunta Cosolini, per mano dell’assessore all’Educazione Antonella Grim, del Regolamento sui servizi per la prima infanzia, ovvero l’accesso ai nidi pubblici, in base al nuovo Regolamento regionale. La sostanza cambia poco. È invece sulle questioni di principio che il Consiglio si ritrova a dibattere molto a lungo. Una di queste è contenuta in un articolo, appena modificato in sede di giunta, che fa promettere al Comune di favorire, tramite ’appunto la frequentazione di un bambino al nido, l’accesso al mondo del lavoro delle donne. E gli uomini? Il Pdl allora presenta un emendamento che propone di tornare alla vecchia dicitura, che parlava più genericamente di sostegno ai genitori. E lì, come detto, la maggioranza si divide. Le democratiche Maria Grazia Cogliati Dezza e Anna Mozzi e la vendoliana Daniela Gerin si trovano isolate, ma arriva in loro soccorso Roberto Cosolini, che ricorda, in base alla sua esperienza da assessore regionale al Lavoro, come per le donne sia più difficile uno sbocco occupazionale. Si vota. E gli uomini del centrosinistra fanno vincere l’emendamento dell’opposizione. Si torna così ai genitori, e non più alle donne soltanto.

    «Non voleva essere, il nostro, un atto discriminatorio contro i papà, ma di pari opportunità, in favore delle mamme, la donna madre parte sempre in svantaggio», osserva la Cogliati Dezza. «Se siamo tutti compatti ci danno delle truppe cammellate, se restiamo liberi di votare in coscienza allora ci spacchiamo, la verità è che con questo Regolamento abbiamo riposizionato i diritti dei bambini rispetto a certe storture discriminatorie, anche in termini etnici», le fa eco Marino Sossi da Sel, che si riferisce evidentemente alla parificazione a italiani dei bimbi di genitori stranieri nati in Italia, come da emendamento Idv.

    «Se figli di clandestini, poco importa», tuona Maurizio Ferrara dalla Lega. «È stata un’operazione di pura politicizzazione di un Regolamento, dall’impronta dell’estrema sinistra», aggiunge Michele Lobianco da Fli. «Non hanno voluto alzare gli sconti per le famiglie numerose, sapevamo che a sinistra l’ipocrisia è un valore, ma non immaginavamo di constatarlo su questioni riguardanti i bambini», va duro Everest Bertoli dal Pdl. «Ci sono significativi segnali di discontinuità col passato, in primis il riconoscimento della centralità del bambino, e ci sentiamo di ringraziare l’assessore Grim», chiude Giovanni Barbo dal Pd.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    12 febbraio 2012

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