L’asssessore Brandi apprezza l’autoregolamentazione e la Confcommercio isontina la sponsorizza ma nel capoluogo regionale non trova sponde. Rigutti: «Vediamo come va la liberalizzazione»
TRIESTE
Scoppia un nuovo caso sulle aperture domenicali. La fuga in avanti di Gorizia, che chiede le chiusure, torna a rinfocolare il dibattito, mai sopito, sulla questione. Ultimamente sembrava che fosse un problema di concorrenza di confine oltre che di obiettiva differenza del comparto commerciale quella che vedeva Trieste e Gorizia da una parte. Udine e Pordenone dall’altra. Poi, peraltro, La Lega Nord, spalleggiata dalla Confcommercio isontina, ha avviato una raccolta firme per stroncare la liberalizzazione. La sortita spiazza la categoria, ancora priva in Friuli Venezia Giulia di un presidente, e surriscalda gli ambienti politici.
L’assessore regionale competente Angela Brandi afferma di «non essere a conoscenza di un’iniziativa che appare poco chiara». La Brandi comunque ricorda «che ora vige il decreto Salva Italia del governo: impone l’autoregolamentazione, su questo siamo disposti a ragionare avviando coordinamenti».
Nella petizione si sollecita il presidente Tondo e il Consiglio regionale a «concedere un massimo di 20 aperture e di far rispettare la chiusura nelle giornate di festività civili e religiose». La sfida è partita dagli esponenti leghisti del municipio isontino, di cui si è fatto portavoce l’assessore comunale Stefano Ceretta. Nel documento si afferma che «l’aumento delle aperturedanneggia il piccolo commercio e la vita sociale delle oltre 70 mila persone che lavorano nel settore e che non riescono a dedicare un tempo adeguato alla loro vita e alla loro famiglia». E, ancora, «non sono incrementati i fatturati, non si sono creati nuovi posti di lavoro, ma solo precariato».
Il Carroccio ha incassato l’appoggio della Confcommercio di Gorizia: «La Lega ha raccolto le nostre esigenze – fa sapere Gianluca Madriz, presidente mandamentale dell’associazione – la Regione deve porre un freno». Una posizione incoraggiata dal presidente Pio Traini: «Sono temi che ci trovano sensibili da una vita, da anni lottiamo contro la liberalizzazione selvaggia» – aveva chiarito nei giorni scorsi.
L’assessore Brandi esprime invece apprezzamento «per le iniziative di coordinamento attuate da alcuni operatori commerciali a Trieste e a Udine che stanno concordando l’autoregolamentazione. Questo è lo spirito della legge nazionale contenuta del decreto Salva Italia – evidenzia Brandi. Evitiamo il caos. La legge Monti parla di autoregolamentazione – ribadisce– è ciò non significa aperture indiscriminate, ma una gestione che consente un’autonomia organizzativa in base alle esigenze di mercato. Ci rendiamo disponibili per un coordinamento con l'obiettivo di coniugare le esigenze degli operatori, quelle dei consumatori e soprattutto quelle dei lavoratori, ai quali va riconosciuto il diritto di gestire l'impegno lavorativo con quello familiare attraverso una corretta turnazione delle giornate festive». Una linea condivisa anche dal sindaco Ettore Romoli (Pdl): «Ci deve essere libertà – precisa – ora dobbiamo decidere come gestirla contemperando i diversi interessi».
Il colpo di scena goriziano non trova sponda a Trieste. Franco Rigutti, fino al 31 dicembre presidente della Confcommercio Fvg, e ora vice-presidente vicario nel capoluogo giuliano, è chiaro: «Non credo che l’iniziativa di Gorizia avrà seguito – dice – noi non siamo d’accordo. Si prenda atto delle liberalizzazioni e si veda come va».
Un fermo no arriva anche dall’assessore al Commercio Elena Pellaschiar: «Queste spinte provocano solo confusione. In questo momento i negozi aprono in base alle esigenze, questa è la legge, ed è una liberalizzazione che organizzeremo al meglio».
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