A monte le nozze fra un tunisino e una ragazza di Padova Cerimonia già bloccata il 2 febbraio: non c’era la scorta
GRADISCA
Quel matrimonio non s’ha da fare: nè domani, nè mai. Ma soprattutto: nè in municipio, nè all’interno del Cie. E così che una coppia di stranieri è passata in pochi giorni dagli agognati fiori d’arancio al rimpatrio coatto di lui e alla disperazione di lei.
L’episodio si è verificato a Gradisca d’Isonzo, la cittadina del Cie. A convolare a nozze doveva essere la coppia – per la quale useremo nomi di fantasia – composta da Jamal, 32enne tunisino trattenuto al Cie con alle spalle alcuni precedenti, e la 25enne Iris, albanese ma di cittadinanza italiana residente a Padova. La loro unione è saltata due volte. Iris avrebbe voluto sposare Jamal a Gradisca. Il che, essendo lei cittadina italiana, avrebbe permesso a lui – colpito dal provvedimento di rimpatrio - di ottenere il permesso di soggiorno.
La ragazza si è rivolta all’Anagrafe della cittadina isontina, disposta a ufficializzare le pubblicazioni. «Noi abbiamo eseguito le normali procedure, poi è normale che in casi particolari come questo l’ultima parola spetti a enti superiori» spiegano in municipio.
Così è stato. È il 2 febbraio, sembra tutto in ordine, ma una telefonata gela Iris: la Questura blocca il matrimonio perchè non vi è sufficiente personale per scortare Jamal in municipio per la cerimonia. La giovane tenta allora un’altra strada, celebrare le nozze al Cie. Stavolta è la Prefettura a intervenire, bloccando l’ingresso dei 4 testimoni. È l’8 febbraio. Nel frattempo, proprio in queste ore, Jamal è stato già rimpatriato. Dalla Prefettura nessun commento.
Iris non nasconde la propria indignazione: «Ci hanno negato l'ingresso per ragioni di ordine pubblico. Ma che problemi potevano creare 4 ragazzi di 25 anni? Piuttosto, scriva che là dentro è un lager. Quando ho potuto visitare Jamal mi hanno trattato peggio che in carcere».
Italiano perfetto, buone maniere, la ragazza studia Giurisprudenza e a Padova gestisce un bar in società con un’amica. «Per me è un incubo – dice – tuttora nessuno mi ha fornito una motivazione seria. Jamal non è stato uno stinco di santo, ma il debito con la giustizia lo ha saldato. Ci hanno negato un diritto universale».
Il mancato sposo ha vissuto a lungo ai margini della legalità, lavorando in nero e finendo in qualche giro sbagliato. Si è anche trasferito in Francia per la stagione estiva. «Quando è tornato aveva messo da parte un po’ di soldi, e abbiamo ricominciato parlare di sposarci anche se i miei non facevano i salti di gioia. Ormai era pulito, ma il 20 dicembre è finito in mezzo a un controllo e non avendo i documenti in regola è stato portato al Cie».
Le nozze fra Iris e Jamal erano già saltate altre due volte, a Padova, nel 2007 e nel 2009. «Ma è stato per motivi completamente diversi - dice Iris -. La prima volta era tutto fatto, ma è finito in carcere. La seconda era appena cambiata la legge sui matrimoni di immigrati. E poi – sottolinea – questi precedenti dimostrano che il matrimonio era programmato da tempo, e non di comodo come hanno insinuato. Vuole una prova? Avevamo preparato i documenti prima che lui fosse tradotto al Cie e colpito dal decreto di espulsione».
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