La Provincia delega i controlli all’associazione Ambiente Italia di Basiglio Ribaudo, noto per le sue crociate anti-luc. I controlli costeranno 35mila euro
Potrebbero ribattezzarli “lampbusters”, acchiappalampioni, facendo il verso ai cacciatori di fantasmi di una nota pellicola degli anni Ottanta. Sono i tecnici dell'associazione Ambiente Italia, a cui la Provincia di Gorizia ha affidato l'incarico “per l'individuazione di impianti di grande inquinamento luminoso”, in stretta sinergia con le amministrazioni comunali. Per ottemperare a una legge regionale di cinque anni fa, la 15 del 2007, l'ente provinciale ha dovuto attingere alle proprie casse e sborsare 15mila euro, che si aggiungono ad altri 20mila euro già stanziati tre anni fa per un'analisi preliminare. Un investimento per risolvere compiutamente il problema? No, soltanto per individuare nell'Isontino quegli impianti luminosi che non rispettano i dettami di una normativa non esente da critiche. Completato il censimento disposto dalla Provincia, la palla passerà ai Comuni, che dovranno provvedere a loro spese all'adeguamento degli impianti, con la possibilità di ottenere specifici contributi che la Regione prevede di stanziare. Ma non c'è fretta. Già, perché la legge prevede che gli enti si dotino del Piano d'illuminazione comunale entro otto anni dall'entrata in vigore del dispositivo, ovvero entro il 2015. Più che di risparmio energetico si parla di tutela della notte e, non a caso, a spingere forte sull'approvazione della legge erano stati gli osservatori astronomici, costretti a fare i conti con un cielo notturno reso sempre meno buio dall'illuminazione artificiale. La Provincia di Gorizia, intanto, s'è adeguata aprendo la caccia ai lampioni fuorilegge. Non mancano però i dubbi.
Mara Cernic, vicepresidente della giunta provinciale e al secondo mandato da assessore all'Ambiente, ammette che la legge regionale «probabilmente sarebbe potuta essere concepita meglio, considerato che lascia il campo aperto su alcune questioni come quelle relative alla potenza degli impianti». La Provincia si trova dunque nel delicato ruolo di controllore-controllato: spetta all'ente intermedio dettare la linea ai Comuni, tenendo ben presenti però gli input regionali. «Per tastare il polso della situazione sul territorio abbiamo avviato un censimento degli impianti inquinanti, che sarà eseguito in sinergia con i Comuni – prosegue Cernic -. Non potendo impiegare risorse interne, siamo dovuti ricorrere a un affidamento a un soggetto terzo». Da qui il bando di gara da 15mila euro, al quale ha risposto soltanto l'associazione Ambiente Italia, animata da Ettore Guido Basiglio Ribaudo, inflessibile fustigatore delle amministrazioni comunali isontine, puntualmente messe alla berlina con denunce sulla presunta irregolarità degli impianti d'illuminazione pubblica.
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