Antenne di Chiampore, ricorso al Tar

La ditta che sta realizzando l’impianto si è rivolta al Tribunale per l’annullamento delle diffide del Comune di Muggia

    di Riccardo Tosques

    MUGGIA

    «In fondo in fondo ce lo aspettavamo: ma ora guai a mollare». Claudio Poropat, uno dei referenti del Comitato antiantenne di Chiampore, non è affatto sorpreso. La ditta trevigiana di Povegliano Dcp Telecomunicazioni ha infatti deciso di ricorrere al Tar del Friuli Venezia Giulia per l'annullamento delle diffide emesse dal Comune di Muggia per la sospensione dei lavori di costruzione di un traliccio. Un atto, quello compiuto dalla società veneta, che ha preceduto di fatto la successiva ordinanza emessa dall'amministrazione Nesladek nella quale si intimava lo stop del minicantiere. «Mi sarei aspettato un ricorso sull'ordinanza, ma non certo sulle diffide», il commento dell'assessore all'Ambiente Fabio Longo. Che la situazione fosse elettrica era da tenere in conto. Il Comune di Muggia, a partire dall'ottobre scorso ha iniziato ad alzare decisamente il tiro contro il proliferare delle antenne nella frazione di Chiampore. Nello scorso autunno due diffide, inviate dall'Ufficio Servizio Ambiente e Sviluppo energetico del Comune rivierasco, rispettivamente il 26 ottobre e il 9 novembre scorsi, avevano invitato espressamente la ditta Dcp Telecomunicazioni a sospendere temporaneamente i lavori in esecuzione presso il terreno di proprietà della stessa ditta, sito in località Chiampore, relativi alla costruzione di un impianto di telecomunicazioni. Da lì il 27 dicembre scorso la Dcp ha avvisato l'amministrazione di aver proposto un ricorso giurisdizionale avanti il Tar per l'annullamento delle diffide ad adempiere emesse dal responsabile del Servizio Ambiente del Comune di Muggia.

    Nello specifico la Dcp ha fatto ricorso per ottenere la pronuncia di annullamento degli atti impegnati ritenuti “illegittimi per incompetenza assoluta, violazione del principio di legalità e di tipicità dell'azione amministrativa e dei canoni generali di imparzialità e di buon andamento, eccesso di potere per carenza assoluta dei presupposti e per sviamento, irrazionalità manifesta”. Con una delibera della giunta votata all'unanimità il Comune, visti ed esaminati i motivi del ricorso, ha ritenuto che le pretese del ricorrente “non appaiono fondate di fatto e in diritto” affidando rappresentanza, assistenza e difesa dell'amministrazione comunale al legale Walter Coren. Rimane il fatto comunque che pare quanto meno insolito il ricorso al Tar da parte della Dcp per quanto riguarda le diffide (e non, come prevedibile, contro l'ordinanza).

    Tutto tace invece sull'altro fronte. Dopo l'ordinanza contro la Dcp, l'Ufficio Servizio Ambiente e Sviluppo energetico aveva inviato una diffida alla società triestina Finmedia srl. Neanche a non avviare ed eseguire i lavori per la modifica di un impianto tecnologico di radiotelecomunicazione sito su una particella del comune censuario di Valle San Bortolo, sempre nella frazione di Chiampore. Il pugno duro dell'amministrazione Nesladek contro il proliferare dei tralicci e delle antenne è sorto anche per dar voce alla petizione del Comitato contro le antenne di Chiampore che grazie al lavoro volontario di alcuni concittadini ha raccolto lo scorso anno, nel giro di poche settimane, la sottoscrizione di quasi 350 residenti tra Muggia vecchia, Ligon, Fontanella, San Floriano e naturalmente Chiampore per dire basta ai tralicci calati dall'alto sopra le loro teste.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    08 febbraio 2012

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