Il Pupkin Kabarett fa la festa al “Piccolo”

Alla Sala Tripcovich lo spettacolo in occasione dei 130 anni del giornale tra sketch, satira e rassegne stampa

    di Pietro Spirito

    Trieste e “Il Piccolo”, 130 anni insieme riassunti “mezzo in stampatello e mezzo in triestin” dal Pupkin Kabarett, in quel rapporto di odio e amore che Massimo Sangermano ha messo in scena nel suo pezzo forte, la rassegna stampa, assieme alla formazione al completo dello spettacolo che più di altri sa riportare a nuovi fasti l’antica tradizione del cabaret di casa nostra, caustico e irresistibile com’era ai tempi di Cecchelin. Sponsor il Teatro Verdi, il Comune di Trieste, la Fondazione Antonveneta, e Bonawentura, ieri sera in una Sala Tripcovich da tutto esaurito è alzato il sipario sui 130 anni del quotidiano, con gli “instabili” del Pupkin: Laura Bussani, Stefano Dongetti, Alessandro Mizzi, appunto Massimo Sangermano, Ivan Zerbinati, Stefano Schiraldi e la Niente Band, ovvero Riccardo Morpurgo al pianoforte, Flavio Davanzo alla tromba, Stefano Bembi alla fisarmonica, Piero Purini al sassofono, Luca Colussi alla batteria, Andrea Zullian al contrabbasso. Assente giustificato per malattia l’attore e cantante Alessio Colautti, che doveva essere accompagnato al pianoforte da Carlo Tommasi. Presente invece il comico Flavio Furian.

    E da subito è stato un fuoco di fila di battute e sketch, a cominciare dai toni semitragici del barbone-Zerbinati, che non trova più panchine perché le hanno tolte tutte, e non solo ai barboni, ma anche ai bambini, che sulle panchine «imparavano ad avere dei valori», e invece adesso «con tutti i problemi che abbiamo proprio le panchine dovevano toglierci». Uno spettacolo per ridere e parlare di Trieste, con la comparsata del sindaco Roberto Cosolini a dire che sì, con questa iniziativa «il Piccolo ha dato una bella occasione alla città», quella di ridere, anche se a volte con una punta di amarezza, di se stessa, e del giornale che la racconta. Il quale giornale avrà forse bisogno di un nuovo amministratore delegato, per esempio uno strepitoso Tremonti-Furian, tutto preso dal suo pallottoliere, mentre da dietro le quinte arriva il fischio di una bora impetuosa, a ricordare dove siamo davvero. Strana Trieste questa, dove, come ha spiegato Dongetti nella sua ballata del Porto Vecchio, «un quarto della città è nascosta ai triestini», che ormai hanno il «no se pol nel dna». Una città dove le vecchiette vanno al bar con gli skate-board nel duetto Bussani-Zarbinati, dove prosperano l’associazionismo amatoriale e non c’è da stupirsi, dice Dongetti, che spunti anche «un’associazione di affossatori amatoriali». E che dire dei grandi progetti di rilancio di Trieste, dei quali il Piccolo dà puntuale riscontro? Li elenca Mizzi, che ha «sempre avuto la fissa del Piccolo anche da piccolo»: «Il Parco del Mare, che ha costretto Tondo a cambiare tre volte il numero di cellulare per non sentire più le richieste di Paoletti, l’Ursus, che potrebbe diventare un’antenna finalmente in grado di captare Tv Capodistria, l’ex Pescheria, contenitore del nulla». E il turismo, naturalmente. Ma quale, se Trieste «è l’unica città dove, mentre ovunque disdicono le crociere dopo il naufragio della Concordia, stanno per arrivare 56 grandi navi da crociera»? E avanti così, per oltre due ore di puro divertimento tra cantanti lirici che ripiegano su arie del più trito folklore locale, una cinese ormai triestinizzata, un degustatore che non potrebbe sfigurare in una nuova rubrica sul giornale. Centotrent’anni insieme, insomma, da quel lontano 29 dicembre 1881 in cui uscì il primo numero del “Piccolo”. Cosa scriveva? Parola più parola meno, le stesse cose di oggi.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    07 febbraio 2012

    Altri contenuti di Cronaca

    Trova Indirizzi Utili

    Annunci

    • Vendita
    • Affitto
    • Casa Vacanza
    • Regione
    • Provincia
    • Auto
    • Moto
    • Modello
    • Regione
    • Regione
    • Area funzionale
    • Scegli una regione
    Tutte

    PROMOZIONI

    Negozi

    ilmiolibro

     PUBBLICITÀ