Rossana Bettini: «Il faro di piazza Unità ad un’azienda di Bologna? Ne prendo atto» Zulian, titolare del Via delle Torri: «Privilegiata l’offerta economica, non l’esperienza»
di Maddalena Rebecca
Arrivare secondi fa sempre una gran rabbia. Specie quando si affronta la sfida con un entusiasmo e una determinazione tali da autoconvincersi, strada facendo, di avere tutte le carte in regola per aggiudicarsi la vittoria. Una vittoria che la cordata “locale” in corsa per ottenere la gestione del Caffè degli Specchi contava davvero di portare a casa. Facile quindi immaginare la delusione del gruppo - formato da Massimo Zulian, titolare del bar Via delle Torri affiliato alla catena di franchising Espressamente Illy, dal pasticcere di Monfalcone Paolo Maritani e da Rossana Bettini, coinvolta in qualità di consulente gourmand -, una volta reso noto il verdetto insindacabile di Generali: fuori Illy, dentro Segafredo Zanetti.
Un boccone difficile da digerire e una ferita che, a giudicare dai commenti, brucia ancora parecchio. «Siamo amareggiati e dispiaciuti - ammette Zulian, 20 anni di esperienza nel settore -. Ci abbiamo creduto fino all’ultimo, convinti che il fatto di conoscere a fondo la realtà triestina potesse rappresentare un valore aggiunto. Ma così non è stato. Evidentemente i criteri seguiti per individuare il nuovo gestore sono stati altri».
Quali? Zulian apertamente non lo dice, ma lascia intuire che a pesare sia stata soprattutto la componente economica dell’offerta messa sul piatto dall’azienda “straniera”. «Il nostro progetto - prosegue Zulian - prevedeva una ristrutturazione completa degli Specchi e un rinnovamento totale dell’offerta. Cambiamenti pensati per rilanciare non solo il locale, ma anche l’immagine stessa della Trieste turistica». Soluzioni costate tempo e fatica che a conti fatti, secondo il patron del bar di via delle Torri, si sono rivelate inutili. Perchè a imporsi è stata una proposta “agile” («se i nuovi gestori puntano a riaprire gli Specchi già il 1 marzo, vuol dire che non faranno grossi interventi»), ma sostenuta forse da una più robusta disponibilità finanziaria.
Non che l’iniziativa targata Zulian-Maritani-Bettini fosse pensata in economia. Tutt’altro. Solo per la ristrutturazione (stimata in 700mila euro), messa norma dei locali (150mila euro) e nuovi arredi, la cordata locale prevedeva un investimento vicino al milione di euro. Non abbastanza, evidentemente, per competere con il gruppo rivale, riuscito a far passare in secondo piano l’operazione legata al marchio Illy.
Dal presidente e amministratore delegato dell’azienda triestina, Andrea Illy, non arriva però alcun commento nel merito. Chi dà voce alla delusione è invece Rossana Bettini: «Se Generali, realtà solida che sa quel che fa, ha scelto di affidare il faro di piazza Unità, ad un’azienda di torrefazione di Bologna, vuol dire che è giusto così. Ne prendo atto anche se credo che, alla fine, sia la città ad averci un po’ rimesso. Di buono però - conclude la giornalista - c’è si è creata una compagine motivata, che continuerà a darsi da fare. Come? Forse - conclude Bettini - offrendo gli stessi prodotti pensati per gli Specchi in altri spazi. Magari molto vicini a quelli di palazzo Stratti».
Un virtuale guanto di sfida lanciato a Segafredo Zanetti e, ancor più, ai due professionisti individuati dalla spa emiliana come gestori operativi: un maître chocolatier - Giuseppe Faggiotto, titolare della pasticceria Peratoner -, e il titolare di un’azienda che produce mobili. Il nome del misterioso secondo braccio operativo di Segafredo, infatti, pare essere proprio quello di Raffaele Nicotra, a capo della ditta Elite Kriterio srl con sede sempre nel pordenonese. Un imprenditore entrato da poco nel campo della ristorazione con l’acquisizione del Tea Room di via Cadorna, trasformato in vetrina di lusso di oggetti di design, e con una forte passione per lo sport: l’Elite, infatti, sponsorizza l’Asc Spezia, squadra che milita in Lega Pro e di cui Nicotra è stato in passato direttore generale.
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