Si tratta di ex deputati: Roberto Asquini, Edouard Ballaman, Daniele Franz. E non si fanno trovare al cellulare
di Marco Ballico
TRIESTE
Si ribellano in 26 alle nuove norme previdenziali per i parlamentari, piccola Casta che, nemmeno stavolta, accetta di mettere una pietra sopra al privilegio. Preferisce segnalarsi, invece, per il ricorso a Montecitorio contro i tagli ai vitalizi approvati dalle due Camere. In 15, poco meno del 60%, hanno militato nella Lega Nord, il partito che si affacciò alla ribalta della prima Repubblica in agonia tuonando «Roma ladrona».
Geograficamente parlando, nella lista dei 26 paladini del vecchio sistema, quello retributivo che consegnava la pensione da deputato o senatore a 50 anni, la più rappresentata è la Lombardia con 10 ricorrenti.
Ma il piccolo Friuli Venezia Giulia fa la sua parte con Roberto Asquini, Edouard Ballaman e Daniele Franz. E’ l’ennesima difesa nel fortino della Casta. Stavolta riguarda il nodo dei vitalizi e le nuove regole che da gennaio hanno cancellato il sistema retributivo e allungato i tempi di riscossione della pensione: non più un’età baby, 50 anni, ma un assegno che arriva un po’ più in là, a 60 anni, che diventano 65 nel caso di un’unica legislatura. Il sistema pensionistico per gli onorevoli nell’era dei Professori, entrato in vigore il primo giorno dell’anno, ha abolito infatti i vitalizi e fissato il passaggio al contributivo con la possibilità di andare in pensione a 65 anni, con un periodo minimo di versamenti di 5 anni, che potranno essere diminuiti per ogni ulteriore anno di mandato fino ai 60 anni.
Un nuovo sistema che non è piaciuto trasversalmente a qualche parlamentare e, stando ai ricorsi, soprattutto a qualche ex che era arrivato a un passo dal vedersi recapitare l’assegno e se lo ritrova improvvisamente evaporato. L’altro giorno, commentando il taglio agli stipendi degli onorevoli di 1.300 euro lordi – in realtà una misura per evitare un altro aumento, proprio di 1.300 euro, effetto del passaggio al sistema retributivo per il ricalcolo del vitalizio –, il vicepresidente della Camera Rocco Buttiglione ha dichiarato trionfalmente: «C’è il disegno di dire che, nel momento in cui si chiedono sacrifici al Paese, chi ha posizioni apicali, se vuole essere credibile, deve essere il primo a farli».
Fatto sta che due giorni dopo si mettono in fila in 26 a dire che no, le nuove regole sui vitalizi non vanno bene. Sono stati i primi a presentare ricorso, non si sa mai che si arrivi in ritardo. In realtà, c’è tempo fino a sabato per provare a contrastare la riforma. I nomi sono stati resi noti ieri mattina durante la riunione del Consiglio di giurisdizione di Montecitorio, l’organo composto da tre deputati competente per i ricorsi presentati contro la Camera dai parlamentari. Nel collegio, presieduto da Giuseppe Consolo (Fli), siedono Ignazio Abrignani (Pdl) e Tino Iannuzzi (Pd). Hanno preso visione dei ricorsi e fissato l’udienza pubblica di trattazione delle cause a mercoledì 18 aprile. Chissà che nelle prossime ore la truppa dei ribelli non si ingrossi. Per adesso si tratta soprattutto di ex parlamentari (22 su 26). Adriano Paroli (Pdl) ha lasciato la Camera a metà gennaio per una questione di incompatibilità: ha infine optato per l’incarico di sindaco di Brescia. Gli unici in carica sono il leghista Daniele Molgora e i pidiellini Roberto Rosso (già sottosegretario al Lavoro del governo Berlusconi, noto in regione per avere svolto l’incarico di commissario forzista nel 2003, l’anno della catastrofe elettorale nella sfida a Riccardo Illy) e Giorgio Jannone. Quindi gli ex, molti in carica solo nella legislatura avviata nel 1994, il primo governo del Cavaliere.
La classifica dei partiti vede nettamente in testa la Lega: i padani hanno evidentemente una passione per i vitalizi facili. Oltre che da Molgora e dai regionali Asquini e Ballaman, i ricorsi leghisti sono firmati da Elisabetta Castellazzi, Franca Valenti, Roberta Pizzicara, Diana Battaggia, Enrico Cavaliere, Oreste Rossi, Alberto Bosisio, Francesco Stroili, Edouard Ballaman, Flavio Bonafini, Fabio Padovan, Salvatore Bellomi e Giulio Arrighini. Completano l’elenco 3 parlamentari dell’Ulivo (Michele Cappella, Antonio Borrometi, Ugo Malagnino), 2 ex forzisti (Paola Martinelli e Emanuela Cabrini), 2 aennini (Domenico Basile e l’udinese Franz) e Martino Dorigo di Rifondazione comunista.
Un commento dei nostri tre rappresentanti? Ballaman non risponde, Asquini e Franz hanno il telefono staccato. Ripercorrendo il loro passato romano, il più “vecchio” con un’esperienza di parlamentare è Asquini: deputato nel 1992 per la Lega Nord, rieletto a Montecitorio nel 1994, è stato sottosegretario di Giulio Tremonti al ministero delle Finanze durante il primo governo Berlusconi.
Ballaman, l’ex presidente del Consiglio regionale costretto alle dimissioni per l’uso improprio dell’auto blu, è entrato alla Camera, sempre per il Carroccio, nel 1994 ed è stato riconfermato nelle due successive legislature. Franz ha conquistato invece un seggio a Roma per An nel 1996 e nuovamente per l’allora partito di Gianfranco Fini nel 2001.
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