La Bora sfregia il Carciotti

Vola la copertura in rame del palazzo neoclassico, pezzi di lamiera come lame

    di Piero Rauber

    «Tenga, signor sindaco, è un pezzo piovuto dal tetto, se se lo vuole tenere in ufficio...». «Grazie, agente». Sono le 11 e, ai piedi di palazzo Carciotti, non si passa. Né a bordo di una macchina né, tanto meno, sulle proprie gambe. Vigili urbani e volontari della Protezione civile fanno da scudo sotto l’edificio - viabilità delle Rive compresa - impedendo il transito fin dalle prime ore della nottata, da quando cioè è scattata l’emergenza. Troppo alto il rischio che un frammento in rame della cupola verdastra della più prestigioso testamento neoclassico della città - cupola in parte scoperchiata dalla forza bruta di una bora che proprio nel corso della notte fra mercoledì e ieri ha raggiunto i 131 all’ora - finisca addosso a qualcuno.

    Ma siccome - e proprio grazie anche alla tempestività delle precauzioni adottate - nessuno si è fatto male, in questa lunga mattinata di freddo micidiale si può tentare di scaldare gli intirizziti muscoli della faccia abbozzando un sorriso. E così i poliziotti della municipale porgono a Roberto Cosolini - arrivato sul posto per un sopralluogo con il vice Fabiana Martini, l’assessore Elena Marchigiani e i tecnici - una lamiera di rame, pure un po’ contorta e parecchio affilata, larga fra i 10 e i 15 centimetri, piovuta a tutta dal cielo (come altre) come fosse una lama rotante sparata da Ufo Robot.

    Qui però non siamo in un cartone animato, e se quella lamiera fosse finita sulla testa di qualcuno, o sul parabrezza di un’auto, ci sarebbe potuto scappare il morto. Ma il peggio, come detto, è stato scongiurato anche perché le forze di sicurezza e le autorità competenti non ci hanno pensato due volte, e hanno optato per la soluzione meno popolare: non solo l’interdizione di qualunque passaggio ai lati del Carciotti, lungo le vie Genova e Bellini, fino agli incroci di via Cassa di Risparmio, ma anche e soprattutto la chiusura integrale al traffico delle Rive, in entrambi i sensi, con tanto di nastri biancorossi legati ai pali dell’illuminazione a rendere “incalpestabile” un’ideale zona da bollino nero a ridosso della facciata del palazzo dentro cui ricadevano le corsie della viabilità delle Rive dirette verso la stazione.

    L’allarme è scattato dopo la mezzanotte, nel momento in cui hanno cominciato ad arrivare al 115 le prime segnalazioni di gente che aveva notato, con grande stupore, che la cupola del Carciotti si stava staccando. Colpa della vetustà e delle precarie condizioni strutturali del palazzo, e colpa come si accennava della bora, i cui violentissimi spifferi si sono incuneati nelle fessure allentando i giunti più marci fino a creare il cosiddetto effetto-vela su quattro “spicchi” contigui della copertura in rame, rivolti verso la stazione.

    In breve, appunto, sono stati presi i primi provvedimenti: la delimitazione della strada su tre dei quattro lati che isolano il palazzo, escluso quello di via Cassa di Risparmio, opposto alla parte di maggiore rilevanza storico-architettonica e dunque alla stessa cupola. Eppoi la decisione, drastica, della chiusura delle Rive dedicate alla viabilità, non solo in direzione piazza Libertà, cioè quella più vicina al Carciotti, ma anche in direzione piazza Unità, lato mare. L’area off-limits andava da via Milano a largo Tommaseo.

    La dura lotta all’emergenza, resa ancor più dura dalle condizioni meteo, si è combattuta su due fronti, col secondo fronte subordinato logicamente alla riuscita del primo. Uno: la messa in sicurezza della cupola. E due la gestione dell’ovvio ed estremo sovraccarico di traffico sulle arterie verso cui i vigili hanno dovuto deviare tutti i mezzi: le preferenziali in salita per via Ghega e via Carducci quindi via Milano, via Roma e l’altra preferenziale in ridiscesa lungo via Mazzini per chi veniva da viale Miramare, corso Italia e poi giù per via Carducci invece per chi arrivava da piazza Unità.

    I primi a provare a neutralizzare i pericoli provenienti dal tetto del Carciotti sono stati i vigili del fuoco. Dopo un attento sopralluogo, i Saf - cioè i pompieri speleo-alpino-fluviali - hanno preso atto che il loro intervento in arrampicata esterna, non si sarebbe potuto fare a causa delle raffiche di bora, eccessivamente sostenute. Poco dopo l’alba, quindi, sono entrati in scena i tecnici del consorzio di manutenzione che opera in regime di global service negli edifici comunali. I quali hanno potuto agire dalle viscere della cupola, sospesi giusto dietro il rivestimento del tetto, col busto fuori, iniziando così un lungo e difficile intervento a mano di rimozione delle lamiere a rischio caduta.

    Nel frattempo i dipendenti della vicina sede Fincantieri, e i tanti “comunali” che lavorano proprio dentro il Carciotti, hanno potuto raggiungere i loro uffici aggirando il pericolo ed entrando da via Genova, previo via libera momentaneo dei vigili. I “comunali” che hanno le scrivanie nella parte storica del palazzo - in particolare quelli dell’Avvocatura - sono stati fatti accomodare in zone più sicure.

    Su via Cellini intanto, dall’altra parte del canale di Ponterosso, decine di persone si improvvisavano reporter e fotografavano e filmavano col telefonino un fatto a suo modo “storico”.

    Le operazioni del global service si presumeva, a metà mattina, potessero durare anche dei giorni, con tanto di logiche sospensioni in attesa che calassero le raffiche di bora, cosa che le previsioni danno peraltro per molto improbabile prima di domani, o addirittura domenica. Ci si preparava insomma quantomeno a un week-end con le Rive chiuse. «Mi spiace per tutti ’sti disagi, ma il pericolo è troppo...», scuoteva la testa Cosolini. Erano le 11.10. Due ore dopo la sorpresa. Gli spicchi di rame mezzi svitati erano stati levati prima del previsto. E così il traffico cittadino ha potuto riprendere a scorrere normalmente. Ma la ferita del Carciotti, quella è rimasta. Un’altra grana, per Trieste, in questo primo scorcio di 2012 prodigo di emergenze.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    03 febbraio 2012

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