La Corte d’Appello aveva già dimezzato la pena contro un tecnico informatico La Consulta: pubblicare avvisi in rete non è favoreggiamento della prostituzione
di Claudio Ernè
Si può fare. La Corte di Cassazione ha stabilito con la sentenza 4443 pronunciata dai giudici della Terza sezione penale che non è reato pubblicare sul web - in dettaglio sul più che noto “Bakeca” - gli annunci con cui le escort di variegate appartenenze sessuali, pubblicizzano la loro attività corporale. Secondi i giudici di legittimità un conto è favorire la prostituzione, altra cosa limitarsi a “pubblicare gli annunci delle prostitute sul sito web».
A ricorrere alla Corte di Cassazione è stato Nicola Masiello, 49 anni, un tecnico informatico che poco più di tre anni fa era stato arrestato dagli investigatori della Squadra Mobile di Trieste nella sua abitazione di San Vito al Tagliamento. L’ordine di custodia che lo assegnava ai domiciliari era stato promosso dalla Procura di Trieste che all’epoca aveva contestato al tecnico di aver agevolato l’esercizio della prostituzione, inserendo di persona sul sito “Bakeca” numerosi annunci scritti e fotografici di escort in attività a Trieste e in altre località della regione. Nel processo di primo grado celebrato a Gorizia nel maggio 2010 con rito abbreviato Nicola Masiello era stato condannato a due anni di carcere e 3800 euro di multa, ma il gip aveva sostituito la pena inflitta con due anni di semidetenzione. Diverso il giudizio della Corte d’appello di Trieste che ha dimezzato la pena, applicando anche il beneficio della sospensione condizionale. La Corte di Cassazione ha affrontato il caso il 12 gennaio scorso e ieri sono state depositate in cancelleria le motivazioni.
«Il fatto non sussiste» hanno affermato i supremi giudici annullando senza rinvio la sentenza di condanna pronunciata dall Corte d’appello di Trieste. In sintesi l’ex imputato, ristretto anche per un certo periodo ai domiciliari, è stato riconosciuto innocente.
«L’imputato si limitava a telefonare alle escort inserzioniste e a vendere loro i primi posti nelle schermate, dopo essersi fatto inviare per e-mail dalle donne, ma anche da ragazzi e transessuali, le loro fotografie». Tra i clienti del sito una certa Vivienne, al secolo Kristina, che attendeva uomini “educati e servili” nel residenze Sara di via della Mura. Altre escort -inserzioniste erano disponibili in via Molino a Vento 19 ma anche in piazza Venezia nel residence “Sguazzo”.
«Questa Corte - si legge nella sentenza - ha avuto già modo di affermare che nel caso in cui il soggetto imputato si sia limitato a pubblicare gli annunci delle prostitute sul sito web, potrebbe tale attività essere considerata simile a quella svolta da molti quotidiani che pubblicano annunci del genere, solitamente considerata come un servizio svolto a favore della persona che esercita il meretricio e non della prostituzione”.
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