Presentato Unimob, uno studio sulla mobilità della popolazione dell’ateneo che equivale a un piano traffico. Il 70% va a lezione con mezzi pubblici
di Gabriella Ziani
Studenti, docenti e dipendenti dell’Università sono circa 25 mila. Tutti si muovono: per arrivare, per spostarsi fra le 12 facoltà e le 17 sedi di cui si compone la mappa dell’ateneo. In un anno questa popolazione crea a Trieste 2,8 milioni di spostamenti solo di persone della provincia, più 214 mila di pendolari giornalieri e 5600 tragitti in entrata alla settimana di pendolari stanziali, che affittano una casa per studiare. Una fiumana, che nell’ora di punta mette in strada ben 14 mila dei 35 mila cittadini totali in transito. Tre stelle di merito agli universitari: per oltre il 70% nell’ultimo tratto che serve a raggiungere le rispettive aule usano i mezzi pubblici. O vanno a piedi. E tuttavia il popolo universitario, è stato calcolato, produce più di 6,5 tonnellate di anidride carbonica al giorno col solo tragitto di andata.
Che cosa chiede questa città universitaria? Non tanto parcheggi, quanto durata del biglietto dell’autobus più breve e a prezzo più basso, un abbonamento agevolato collettivo, e soprattutto un servizio adatto alla vita giovane: più mezzi pubblici nelle ore serali (82%).
Sono i sorprendenti risultati di “Unimob”, studio multidisciplinare condotto con questionari e analizzato con metodo scientifico che l’Università, con un progetto finanziato dal Fondo Trieste, dopo due anni ha concluso e i cui risultati intende portare, con proposte “pesanti”, a tutte le istituzioni, dal Comune alla Regione, da Trenitalia a Trieste trasporti.
Ieri «Unimob», condotto dal “mobility manager” dell’ateneo, il professor Giovanni Longo del Dipartimento di Ingegneria civile e architettura, è stato presentato con tutti gli esiti, derivati non solo dai questionari (5500 risposte di cui 4000 complete), ma anche dall’analisi psicologica del problema strade, traffico, parcheggi, mezzi privati e pubblici. «Metteremo a disposizione delle istituzioni una vera potenza di fuoco - ha detto il rettore Francesco Peroni -, solo l’università ha tante competenze scientifiche per realizzare un’analisi così approfondita, i soldi pubblici vengono restituiti con gli interessi: se Einaudi diceva “conoscere per deliberare”, noi offriamo la conoscenza a chi delibera, e mettiamo anche in evidenza la massa sociale e il peso economico dell’ateneo per Trieste».
Il 60% degli studenti, si scopre, è pendolare. Su suolo cittadino, la metà raggiunge piazzale Europa con l’autobus, il 21% si muove solo a piedi, altrettanti con la macchina. La sede centrale è come una città: vi afferisce oltre la metà degli studenti totali, e il 62% del personale.
All’indagine, ha ricordato Longo, hanno partecipato ingegneri civili e dell’informazione, architetti, docenti di Scienze economiche, aziendali, matematiche e statistiche, psicologi. E poiché l’87% ha fiducia nel cambiamento, e il 57% ritiene che «l’Università non fa abbastanza», con “Unimob” si promette una forte azione sui poteri decisionali. E anche su Trenitalia. «Noi dimostriamo coi numeri di essere una priorità - ha detto Peroni -, ci dimostrino loro di averne altre, renderemo tutto pubblico».
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