L’applauditissimo musical di Michael Kunze e Sylvester Levay in scena a Monaco con Annemieke van Dam nei panni della principessa Elisabetta d’Asburgo
di Sara Del Sal
MONACO
Ma quanto fascino riescono a sprigionare le storie delle principesse? Vite vissute a corte, abiti da capogiro, ma forse c'è molto di più dietro a queste figure iconiche, ed è quello che è legato alla loro sfera privata che incuriosisce. Non fa di certo eccezione Sissi, l'imperatrice d'Austria, che viene raccontata in un modo inedito nel musical “Elisabeth”. Questo spettacolo di Michael Kunze e Sylvester Levay, che si potrebbero definire i Webber e Rice dell'area di lingua tedesca, in questi giorni è in scena a Monaco di Baviera, ma dal 26 aprile al 6 maggio prossimo arriverà in esclusiva nazionale al Rossetti, dove in quattordici repliche, potrà entusiasmare il pubblico italiano.
La vera Sissi ha visitato e soggiornato a Trieste e sarà in questa occasione un piacere celebrare il suo ritorno, quasi un ricongiungimento della città a quello che è stato il suo passato non troppo remoto. Per tutti coloro che pensano a uno spettacolo sulle note di un valzer viennese o a una Sissi che assomiglia a quella che abbiamo conosciuto attraverso le serie televisive o i film, va detto che questo musical si avvale di una partitura moderna, che raggiunge delle grintose tonalità rock, fondendo alla perfezione la sensualità della chitarra elettrica con il romanticismo dei violini. Un lavoro entusiasmante, che potrà convincere pubblici diversissimi. Elisabeth sarà interpretata da Annemieke Van Dam, una straordinaria giovane artista che riesce a dare vita all'Imperatrice d'Austria ed Ungheria.
«Elisabeth, come Lady Diana - spiega Annemieke Van Dam - è una di quelle donne che hanno cercato di far valere le loro idee e che stavano forse scomode nel ruolo che pubblicamente dovevano ricoprire. Mi sono molto legata a questa donna che, come viene raccontato nello spettacolo ha dovuto imporsi e lottare anche per potere vedere i propri figli. La Sissi che porto in scena non è solo l'imperatrice sorridente delle visite di stato o la bellissima donna immortalata con un abito bianco da favola. Questa donna ha sofferto, ha fortificato il proprio carattere, ha perso tragicamente molti dei suoi cari, ma ha anche amato. Ogni sera, quando vado in scena, la ritrovo bambina, mentre cerca di seguire il suo adorato padre, o che vuole giocare, augurandosi un futuro in un circo e la accompagno in una crescita personale non proprio facile, ma attraverso delle canzoni straordinarie. La prima volta che ho interpretato questo ruolo, nel 2006, avevo ventitre anni e ora che ne ho qualcuno in più mi piace continuare a scoprire le sfumature di questa donna con una maturità diversa».
Ed è proprio questo che fa Elisabeth. Prende lo spettatore per mano e lo porta non in una fiaba, ma in una storia vera, chiarendo fin dall'inizio quale ne è stato l'epilogo. È infatti lo stesso Luigi Lucheni, l'assassino dell'Imperatrice (interpretato da Kurosch Abbasi), che deve rispondere dell'omicidio commesso e che narra la storia, ma offrendo una visione particolare dell'accaduto e cercandone le cause nella vita di una donna fuori dal comune. Ecco allora Sissi bambina, che in un incidente dovuto alla sua imprudenza precipita e si trova faccia a faccia con la morte, interpretata da un carismatico Mark Seibert che riesce a risultare sensualmente irresistibile . Un incontro importante, un amore a prima vista, che continuerà a tormentarla per tutti i suoi giorni. Non manca l'incontro con l'Imperatore Francesco Giuseppe, giovane e guidato con caparbietà dalla madre, l'Imperatrice Sofia, che aveva per lui combinato un matrimonio con la cugina Helene ma che è costretta ad accettare come nuora la sorella minore Elisabeth, appunto. Un matrimonio da favola, i figli, il successo Ungherese, la vita di Sissi sembra una favola, come si potrebbe evincere dalle immagini ufficiali che la ritraggono con la sua famiglia, ma in realtà ci sono i contrasti con la suocera che pretende di decidere sull'educazione del principino Rudolf o che le controlla i denti e le ore di sonno.
Elisabeth, che si è sposata a 15 anni, si trova ad essere criticata dal suo popolo perchè si fa il bagno con il latte anche in periodi di carestia, ma cresce e si fortifica, diventando una donna in grado di contrastare la suocera, farsi valere con il marito e ritagliandosi una sfera privata tutta per lei. Purtroppo, in un'epoca nella quale gli affari di stato si fondono con le vite private dei suoi protagonisti, una scappatella dell'imperatore Francesco Giuseppe incrina ulteriormente il rapporto con la moglie, che incontra nuovamente la morte ma rifiuta di seguirla.
Arriva come una liberazione quel 10 settembre 1898 in cui si trova per caso di fronte a Lucheni che la pugnala, liberandola dalle sue sofferenze terrene, pronta per ricongiungersi con la morte. Una regia molto attenta e molto curata, firmata da Harry Kupfer, offre a questa storia un'impronta molto forte, e va a scavare a fondo nelle passioni e nelle emozioni dei personaggi, riuscendo ad evidenziarne gli stati d'animo e trovando una perfetta sinergia con le coreografie di Dennis Callahan.
Il pubblico di Monaco ha premiato con una standing ovation lo spettacolo.
©RIPRODUZIONE RISERVATA