«Bruce, la musica della mia vita»

Cosolini: da “Born to run” nel ’75, per vedere Springsteen ho viaggiato molto. È un poeta a tutto tondo

    di Furio Baldassi

    Like a rock. Stabile come una roccia, come direbbe il vecchio Bob Seger, sulla faccia quel sorriso da orso buono cui ci ha ormai abituato, Roberto Cosolini si gode quello che non è esagerato definire uno dei primi successi della sua amministrazione. Portare Bruce Springsteen a Trieste è cosa che va ben oltre, infatti, l’evento spettacolare. Significa movimentare turismo, creare interesse, far parlare della città. Rimetterla in un giro virtuoso che movimenta, letteralmente, milioni. Se poi al dato economico si aggiunge la soddisfazione del fan, del Cosolini supporter che si è bruciato migliaia di chilometri solo per sentire dal vivo la settantesima versione di “Thunder Road” o di “Born to Run”, ad Amburgo piuttosto che a Stoccolma o a Londra, si può capire perfettamente che quella risata a 32 denti nasce da molto lontano.

    Signor sindaco, ma come ha fatto?

    Diciamo che sia con Loris Tramontin che con Claudio Trotta (i promoter regionale e nazionale del tour ndr) ho una vecchia conoscenza e amicizia. Per questo avevo inviato loro per tempo una lettera, il 30 maggio scorso, in cui chiedevo che Trieste rientrasse in un certo giro di concerti. Quando un paio di mesi fa si è iniziato a parlare di questo tour, ho trovato tutti e due molto disponibili. Il resto è venuto naturalmente.

    Il feeling per Bruce, però, è molto più datato...

    Merito di Carlo Massarini, che lo programmava in radio nel ’75. Comprai “Born to run”, e il resto è storia.

    Sempre legata, però, a un certo tipo di rock americano.

    Assolutamente. Amavo e amo Bob Dylan, i Creedence, cose degli anni ’60 come i Buffalo Springfield, i Jefferson Airplane e i Mamas & Papas. Ultimamente ascolto molto anche i Pearl Jam.

    Beatles o Rolling Stones?

    Per un certo periodo Stones, ma adesso direi Beatles.

    La musica è...

    Una cosa che mi regala tantissime emozioni, relax anche in momenti di grandissima tensione, una fonte di energia. I momenti più importanti li preparo sempre con la musica.

    E Bruce?

    Dal 1985 a Milano in qua, un crescendo di emozioni. Ricordo il tour del ’99, quello, splendido, del 2003 a Milano e Firenze, i tanti viaggi fatti... Come tanti triestini associo automaticamente Monaco di Baviera alla musica, perché da lì passano proprio tutti.

    Ma di Springsteen cosa la attira di più?

    Il fatto che è stato in pratica la colonna sonora della mia vita, che siamo invecchiati assieme. Il fatto, poi, che tratteggia nelle sue canzoni un’America che ci fa allo stesso tempo vivere quel mito, ma anche le sue contraddizioni, la povertà, il disagio. Dà al sociale un contenuto rock. Se uno ascolta le canzoni con calma e legge i testi, capisce che è un poeta a tutto tondo.

    Se Trieste fosse una canzone, quale sarebbe?

    Mi piace pensare a “Land of hope and dreams” di Bruce. Ma anche «The times they are ’a changin’» nella versione di Carly Simon, Jamer Taylor e Graham Nash va bene...

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    25 novembre 2011

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