Esposto sul balcone centrale del Municipio lo striscione per il rilascio del marittimo Bon
Liberateli». Una sola, grande e eloquente parola a lato di due foto. È stato esposto ieri sera, alle 19, sul balcone centrale del Municipio di Trieste, in piazza dell’Unità d’Italia, il grande striscione che simbolicamente manifesterà la solidarietà ma anche la profonda partecipazione e mobilitazione dell’intera città per la liberazione del marittimo triestino Eugenio Bon, sequestrato dai pirati somali, e nel contempo, aderendo alla campagna in corso a livello nazionale, anche del volontario di “Emergency” Francesco Azzarà, rapito nel Darfur (Sudan). Ad assistere in piazza c’erano circa 300 cittadini che hanno manifestato solidarietà ai familiari dei rapiti e si sono associati al Comune di Trieste (rappresentato dal sindaco Roberto Cosolini e dal vicesindaco Fabiana Martini) nella richiesta di liberazione degli ostaggi. Lo striscione, che inizialmente avrebbe dovuto essere esposto lunedì scorso, è stato messo ieri in coincidenza con la seduta del Consiglio Comunale di Trieste e la presenza in piazza del padre di Eugenio Bon, che lunedì era impegnato a Roma sempre per iniziative a favore della liberazione dei rapiti. E ieri, infatti, in piazza Unità, c’era Adriano Bon attorniato dall’intero Consiglio comunale. «Quella in corso - ha spiegato Adriano Bon, presente in piazza Unità - è una settimana cruciale in cui si deciderà per la vita o l’inizio delle torture a la possibile morte di alcuni ostaggi della Savina Caylyn, minacciati dei pirati somali». La petroliera era stata sequestrata lo scorso 8 febbraio. A bordo ci sono cinque marinai italiani e 17 indiani. In mano pirata ci sono 11 italiani, cinque (tra i quali Bon) sulla “Savina Caylyn” sequestrata l’8 febbraio con 22 uomini di equipaggio, e sei a bordo della “Rosalia D’Amato”. In totale i somali trattengono 49 navi e 500 persone. L’anno scorso si calcola abbiano incassato 80 milioni di dollari. Il ministro degli Ester Franco Frattini ha detto che «in passato siamo riusciti a liberare altre navi con la tecnica della pazienza e del lavoro sotterraneo. L’intelligence è mobilitata. L’unico limite per il nostro governo è che non può negoziare riscatti».