Scampagnata sessuale al night di Comeno: il bordello dei triestini

In processione al Luna-park a luci rosse tra ragazze avvenenti, massaggi thailandesi, piscine e abbondanti drink

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    di Laura Tonero

    di Laura Tonero

    Luci soffuse blu e rosse, pavimento a scacchi, alti sgabelli sistemati di fronte alla zona bar e ragazze più o meno vestite. Siamo a meno di 30 minuti da Trieste, da "Antonio Night Club", il locale a Comeno, in Slovenia, meta della "trasgressione" di centinaia di triestini, più o meno giovani. «Cara, stasera vado a fare una partitella a calcetto con gli amici, non aspettarmi alzata. Poi andiamo anche a bere un bicchiere, arriverò tardi...». Questa una delle scuse più comuni.

    La direzione, riservata sul dare informazioni più dettagliate sulla clientela, svela che tra i frequentatori di quella che a tutti gli effetti un tempo chiamavamo "casa chiusa" o "bordello", l'80 per cento arriva dritto dritto dalla nostra città. E questo è solo uno dei tanti locali a luci rosse che popolano la vicina Slovenia e che fanno di Trieste la prima città italiana a sperimentare da qualche anno la riapertura delle case chiuse. In Slovenia, infatti, con la nuova legislazione del 2003 lo Stato non proibisce la prostituzione, mentre punisce lo sfruttamento. E se le ragazze che lavorano nel night club non sono costrette a prostituirsi ma lo fanno di loro "spontanea volontà", tutto è legale.

    I maschi triestini non hanno perso l'occasione di approfittare della novità e da un paio d'anni partono da Trieste, spesso in compagnia, per una “scampagnata sessuale”, alla volta di quel paese con poco più di 3500 abitanti per provare l'ebbrezza della trasgressione. Entrando si pagano 5 euro a consumazione. Per 30 minuti con una delle ragazze si spendono invece 100 euro oltre a 40 euro per due drink da ordinare obbligatoriamente. Extra il ristorante, il massaggio thailandese e l'immersione nelle vasche idromassaggio che costa intorno ai 40 euro. Ci andavano anche alcuni giocatori della Triestina, ormai altrove, nel giorno libero.

    Le ragazze all'interno di Antonio Night Club sono quasi tutte provenienti dei paesi dell'Est: Ucraina, Russia, Moldavia. Poche le donne di colore. Cinque o sei quelle a disposizione nelle ore pomeridiane, una ventina in quelle serali. La stessa società che gestisce l'Antonio Night Club ha altri locale molto frequentati dai triestini: il Turjak a Kocevie e il Bolero a Trebnje. In pochi anni il paesino di Comeno è diventato così il "luna park" dei maschi triestini. Lì tutto ruota ormai intorno a quella villa colorata di giallo che apre le "danze" dalle 16 alle 4 di notte dal lunedì al venerdì e che al sabato e alla domenica anticipa l'apertura alle 13. I bar, i ristoranti e gli alberghi nelle vicinanze si sono adeguati e sfruttano questo tipo di turismo a luci rosse. Qualche negozio ha anche aperto il suo piccolo "angolo di incontri" nel retrobottega. All'interno tra il caminetto, i fregi a forma di capitello e le pareti con pietre a vista si incontrano triestini di tutte le estrazioni sociali, di tutte le età. Poco più che maggiorenni alle prime esperienze sessuali, professionisti che smessi i panni del manager o del capo sguazzano nelle vasche accompagnati da una o due ragazze sorseggiando un flute di champagne. A fare ormai una concorrenza spietata alla Slovenia in materia di turismo sessuale c'è l'Austria, altra meta frequentatissima dai triestini alla ricerca del "peccato". A Villacco, ad esempio, un night club offre per 60 euro l'entrata con la possibilità di usufruire di un ricco buffet con carne, pesce e vini selezionati. Aggiungendo ulteriori 60 euro è possibile “consumare” anche un rapporto sessuale.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    15 settembre 2011
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