Il New York Times: "La nascosta Trieste Shangri-la d'Europa"
Lusinghiero reportage nell'inserto viaggi del quotidiano: "La città della leggerezza del cuore e del sentimento"
di Furio Baldassi
Una città dove isolarsi o cercare il contatto. Fatta per parlare, pensare, scrivere, riflettere. Una città nascosta e che si nasconde, «vera Shangri-la europea». Trieste, perché è di lei che si parla, continua a mietere vittime tra i suoi sempre meno occasionali visitatori. L'ultimo a essere rimasto conquistato da una città «dove si va per reinventarsi» è Jim Lewis, giornalista dell'inserto viaggi del New York Times, che le ha dedicato un pezzo dall'emblematico titolo di "Elegia sull'Adriatico".
Arrivato da queste parti, dichiaratamente, anche per sfuggire al solito ritratto oleografico di una Venezia che ha finito per rivelarsi «intasata nei vicoli e assediata dai visitatori», ha finito per incappare in «una delle mie città preferite al mondo». Merito di un full-immersion nella triestinità più nota (il caffè e i caffè, gli scrittori e i poeti) ma anche un ambiente che viene vissuto come pulsante, adatto alla conversazione, popolato da persone che non lo abbandonerebbero neanche sotto tortura, e non a caso.
Ci sarà un motivo del resto se a queste latitudini, come ricorda l'autore, sono approdati Rilke, che sulle ripide scogliere compose le Elegie duinesi, Casanova che dedicò al suo soggiorno e alle sue avventure un capitolo nelle sue memorie, Stendhal che visse addirittura da console di Francia, così come, sul fronte inglese, identico compito spettò a Sir Richard Francis Burton, esploratore e scrittore, che in città, annota con precisione Lewis, tradusse "Le mille e una notte" e il "Kama Sutra". Lo psicanalista austriaco Freud soggiornò a Trieste quando aveva vent'anni, l'irlandese James Joyce, scrittore irlandese, lavorò come insegnante, conobbe Italo Svevo e scrisse gran parte delle opere e la stessa Jan Morris, scrittrice gallese, scelse la città come soggetto del libro "Trieste. O del nessun luogo".
Emerge, tra le righe del giornalista newyorchese, uno stupore che successivamente diventa conoscenza e piacevole scoperta del fatto di trovarsi praticamente «in una città austro-ungarica dove la maggioranza degli abitanti parla italiano». Senza dimenticare quel dialetto i cui suoni lo hanno dichiaratamente affascinato. Ecco, sono la sua «quasi invisibilità, la sua leggenda» gli ingredienti che fanno di Trieste, a detta di Lewis, un posto da vedere assolutamente, da respirare, quasi, tra una camminata sul molo Audace e un infrattamento nei suoi accattivanti vicoletti, una visita al magico castello di Duino o a quello non meno suggestivo di Miramare.
La pragmatica, molto americana, mentalità di Lewis lo pone a questo punto di fronte a un dilemma non da poco: com'è possibile che in un posto che, in molte parti, gronda letteralmente bellezza l'affluenza turistica sia ridotta a sparuti gruppi di ciclisti in transito e rari, singoli visitatori? E questo a dispetto dei suoi «lungomare, della deliziosa alternanza di stradine e vicoli, delle sue magnifiche piazze e piacevoli parchi». Ma è lui stesso a darsi una risposta poco dopo, annotando come l'isolamento, geografico e non solo, della città oltre a far parte integrante del suo fascino risulta tutt'altro che sgradito ai triestini stessi. Di qui la caratteristica che ne fa, nelle parole del reporter, «il posto della leggerezza del cuore e del sentimento, dove si vedono coppie che si baciano ad ogni angolo, dalla maestosa e marmorea piazza Unità a quel lungo molo che si estende sul mare».
Ma è anche la multiculturalità, la storia sofferta di un posto che sembra esistere «al di là del tempo e della storia», le molte lingue che si sentono parlare, le cucine che riflettono praticamente ogni tradizione europea, da quella tedesca a quella balcanica (citati "Bagatto", "ArcoRiccardo" e "Chimera di Bacco"), ad attrarre Lewis. E a portarlo a commentare che «ancora oggi la città seduce gli animi sensibili, così come in passato ha attratto un gran numero di personaggi celebri». (ha collaborato Paola Benvenuto)
©RIPRODUZIONE RISERVATA