Massaggi hard, la presunta maitresse si difende: "Non gestivo le ragazze"

Disperata difesa di Elisabetta Svara davanti al gip: «Prendevano gli appuntamenti da sole»

    di Maddalena Rebecca TRIESTE. Ha rifiutato l’etichetta di ”maîtresse” e negato con decisione di aver orchestrato qualsiasi tipo di raggiro, minaccia o sfruttamento nei confronti delle ragazze che frequentavano la sua abitazione di via Belpoggio 4. Elisabetta Svara, la quarantenne finita al centro dell’inchiesta del pm Montrone su un presunto giro di massaggiatrici-squillo, ha raccontato ieri la sua ”verità” al presidente aggiunto del gip Guido Patriarchi nel corso dell’interrogatorio di garanzia.

    Caschetto rosso e occhiali dalla montatura vistosa, la donna è stata sentita dal giudice per oltre due ore. Un confronto che il suo legale ha definito «positivo e importante». «Siamo soddisfatti - ha commentato l’avvocato Marta Silano, che difende anche il compagno della Svara, Alessandro Viezzoli, come lei ora agli arresti domiciliari -. Aspettavamo con ansia l’interrogatorio per poter finalmente mettere sul tavolo una chiave di lettura dei fatti diversa da quella emersa finora». Lettura che pone l’accento sulla credibilità, quantomeno discutibile, dei soggetti da cui sono partite le affermazioni che hanno portato all’arresto. «Le accuse su cui è stato costruito questo caso - continua l’avvocato Silano, che già nelle prossime ore potrebbe presentare istanza di remissione in libertà dei due clienti- , sono state mosse da ragazze che fanno a tutti gli effetti le prostitute. Donne che svolgono la loro attività di escort attraverso annunci pubblicati su siti Internet».

    Quali rapporti Elisabetta Svara avesse con quelle donne - che forse, viene lasciato intendere, potevano aver qualche interesse ad ”incastrarla” - e per quale motivo le ospitasse abitualmente nel proprio appartamento di via Belpoggio 4, però, il legale al momento non lo dice. «È presto per entrare nel merito delle strategie delle difesa - precisa ancora Silano -, anche perché non abbiamo ancora ricevuto l’avviso della conclusione delle indagini».

    In ogni caso la quarantenne sospettata dagli inquirenti di esser stata la ”regista” degli appuntamenti a luci rosse, conosceva bene le sue accusatrici. E le conoscevano, con ogni probabilità, anche gli altri due uomini coinvolti nell’inchiesta e finiti agli arresti domiciliari: Alessandro Viezzoli, agente di commercio per conto di una ditta di impiantistica, e Moreno Furlan, impiegato della facoltà di Medicina e ministro di culto dei Testimoni di Geova, entrambi comparsi ieri davanti al Gip.

    Nell’attesa di essere interrogati, i due non si sono rivolti la parola e sono rimasti seduti in silenzio e con lo sguardo basso nei corridoi di palazzo di Giustizia. Viezzoli - nella cui abitazione sono stati anche sequestrati 10 mila euro riconducibili però, secondo Silano, ad un finanziamento del tutto estraneo al presunto business a sfondo sessuale -, è stato ascoltato dal giudice per circa mezz’ora, mentre Furlan (difeso non più dall’avvocato Giulio Di Bacco ma da Pamela Borghese, legale di Monfalcone) è rimasto in aula appena qualche minuto. Il noto esponente della comunità dei fedeli di Geova non ha reso dichiarazioni.

    Furlan quindi non ha ripetuto davanti al Gip quanto spiegato in precedenza ai militari della Guardia di finanza, e cioè che quelle offerte nell’appartamento di via Belpoggio erano prestazioni lecite al 100%. Durante i massaggi tantrici infatti, si era difeso Furlan, può capitare che l’operatrice arrivi anche a sfregare con il proprio corpo quello del cliente, senza che questo sfoci nell’atto sessuale vero e proprio.
    02 febbraio 2010

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