Alcol e droghe, controlli sul posto di lavoro

Edilizia, trasporti, ospedali, fabbriche: i medici faranno interventi a sorpresa o chiamati dal datore
di Gabriella Ziani

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    Chi lavora non beve alcol. La regola diventa tassativa. A ridosso di tragici incidenti causati dai troppi bicchieri, dopo continui e tremendi infortuni sul lavoro, dopo i controlli su strada intensificati per contrastare l’assunzione di alcol e droghe in situazioni a rischio, e dopo il drammatico caso dell’uomo, camionista di professione con quattro denunce per guida in stato di ebbrezza alle spalle, che ha ucciso un bambino investendolo in via Costalunga, arriva adesso uno specifico accordo tra Prefettura, Regione, Aziende sanitarie, sindacati e parti sociali per varare una severa azione di controllo sull’abuso di alcol e stupefacenti proprio nei luoghi di lavoro. Lo studio è in corso, il documento finale è ancora da scrivere. Ma la decisione sostanziale è presa: e Trieste è fra le prime città italiane a muovere per tempo il passo.

    Operai dell’edilizia che perdono l’equilibrio e cadono dalle impalcature. Operai dell’industria che per annebbiamento si fanno male o lo provocano perdendo il controllo dei macchinari. Autisti di Tir e guidatori di professione in genere che abusano pericolosamente e provocano incidenti spaventosi. Ma non basta: chi controlla il chirurgo, cui non deve tremare né la mano nè la mente? Le norme che vietano espressamente l’assunzione di alcol in professioni a rischio esiste dal 2001 ma adesso è stata aggiornata e il divieto è stato esteso agli stupefacenti, con la facoltà del medico competente di stabilire sulla base di controlli a sorpresa l’idoneità o meno del lavoratore a svolgere le proprie mansioni.

    «È un procedimento delicato - spiega Valentino Patussi, responsabile della struttura di Prevenzione e sicurezza sui posti di lavoro del Dipartimento di prevenzione all’Azienda sanitaria -, perché comunque significa valutare la sfera privata di una persona relativamente al suo lavoro e al rischio per l’azienda, e d’altro canto bisogna evitare che il datore di lavoro per eventuali motivi di cattivo rapporto coi dipendenti possa approfittare della norma antialcol per sottoporre qualcuno ad azioni intimidatorie, di svalutazione, di impropria penalizzazione». No al mobbing, insomma, mascherato da buone intenzioni etiche.

    Quindi in quella che è ancora una bozza di regolamento è comunque previsto che nei luoghi di lavoro a rischio (ospedali compresi) si svolgano dapprima incontri di informazione, poi un test sull’alcol collettivo e dimostrativo, quindi un controllo a sorpresa ma di sola prova e senza conseguenze pratiche.

    A questo punto, dopo aver informato tutti quanti su doveri, procedure e rischi, ci sarà libertà di avviare i controlli a sorpresa. Nel caso in cui il datore di lavoro si accorga di comportamenti alterati riconducibili ad assunzione di alcol e droghe, dovrà chiamare i medici della Prevenzione e dell’Alcologia per non diventare responsabile di danni a terzi. La persona trovata positiva ai test verrà a seconda dei casi ammonita, spostata di mansioni, alla peggio indirizzata a una aspettativa, a valutazioni di idoneità e comunque a un percorso di educazione, cura o disintossicazione alla struttura di Alcologia. I sindacati (come detto qui a fianco) però non si accontentano.
    10 settembre 2008
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