Biotech, Genefinity sale al Quirinale

La società triestina, spin-off dell’ateneo, ha vinto il “Premio dei Premi” assegnato dal Consiglio dei ministri

    di Maddalena Rebecca

     

    Il prossimo 14 giugno riceveranno dalle mani del presidente Napolitano il “Premio dei Premi”, riconoscimento istituito dal Consiglio dei ministri per celebrare le realtà a più spiccata vocazione innovativa del Paese. Sono i componenti dello staff di Genefinity, spin-off dell’università che, grazie ai risultati raggiunti nel settore biotech, nel 2010 ha ottenuto anche il premio “Start Up dell’anno”.

    Niente male per una società giovane, in tutti i sensi, come Genefinity. Partita nel 2006 come scommessa di un gruppo di soci, tra cui appunto anche l’ateneo triestino, la srl conta oggi undici tra dipendenti e collaboratori tra i 30 e i 40 anni d’età, riusciti con impegno e caparbietà a sviluppare nuovi processi e prodotti per l’industria con applicazioni tecnologicamente all’avanguardia. «Tutta la nostra attività di studio - spiega Francesca Antoniolli, una degli amministratori della società - ruota attorno alla messa a punto di tecnologie che consentono la realizzazione di speciali biosensori utilizzabili in diversi ambiti: dalle analisi del glucosio del sangue per il controllo della glicemia nei diabetici, ad esami genetici di altro tipo. Con lo stesso processo, inoltre, riusciamo a creare substrati per l’elettronica. Possiamo cioè depositare dei film sottili di diverso materiale in forme di geometrie su circuiti flessibili».

    Soluzioni versatili, quindi, in grado di trovare applicazione tanto nel campo sanitario quanto nell’industria elettronica, e che hanno già portato Genefinity a depositare diversi brevetti (ne riferiamo anche nel box a fianco ndr). «Il primo - continua Antoniolli - ha riguardato uno speciale sensore per l’analisi genetica, utilizzato poi per la realizzazione di un kit diagnostico a basso costo. L’ultimo verrà perfezionato proprio nei prossimi giorni e, pertanto, non può ancora essere svelato».

    Portata avanti con successo la fase di ricerca e sviluppo, l’azienda triestina, che conta al momento un fatturato sui 300mila euro, si prepara a fare un altro, grande salto: la commercializzazioni delle soluzioni all’avanguardia fin qui messe a punto. «In questo senso - spiega ancora l’amministratrice - si è rivelata preziosa l’opportunità arrivata dopo la vittoria del premio Start Up dello scorso anno: un altro amministratore della società, Stefano Maggiolino, ha potuto fare un’esperienza di 4 mesi a San Francisco confrontandosi con gli investitori della Silicon Valley. Un’occasione imperdibile per tessere una rete di contatti e che, tra poco, darà i primi frutti: apriremo infatti negli Usa un’azienda che commercializzerà i nostri biosensori».

    Genefinity guarda lontano, insomma, senza dimenticare però il forte legame con l’Università di Trieste. Legame fatto di spazi - la srl è insediata all’interno dell’ateneo -, di uomini (due degli amministratori sono ricercatori universitari) e di apparecchiature in una logica di piena sinergia.

    ©RIPRODUZIONE RISERVATA

    Non solo prodotti per l’industria farmaceutica ed elettronica. Tra le possibili applicazioni della tecnologia messa a punto da Genefinity, ce n’è anche una del tutto diversa, molto più glamour e sfiziosa. Si tratta di “Gold skin” (nella foto di Edoardo Pasero), un tatuaggi temporaneo realizzato niente meno che in oro 24 carati. L’idea, già brevettata e tradotta in un catalogo di forme e disegni pronto per essere messo sul mercato, si basa sulla medesima intuizione scaturita dallo studio sui sensori: il deposito di film sottilissimi di metalli, in questo caso l’oro, su subastrati e flessibili.

    03 maggio 2011

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